Raid nell’azienda di Maria Chindamo: rubati mezzi agricoli e attrezzi

Il furto nel magazzino della tenuta teatro del rapimento e dell’uccisione dell’imprenditrice. L’episodio denunciato ai carabinieri. Il fratello Enzo: «È come se la si volesse colpire anche da morta»

di P. C.
10 settembre 2020
20:08
L’azienda di Maria Chindamo
L’azienda di Maria Chindamo

«C’è amarezza. Un’amarezza che va al di là dei valore economico dei beni che sono stati portati via e che viene alimentata da un dubbio. È stato solo un furto? O quest’azione criminale nasconde altro?». Enzo Chindamo è il fratello di Maria, imprenditrice di Laureana di Borrello inghiottita dalla lupara bianca il 6 maggio del 2016.

Chi l’ha rapita, uccisa e poi fatta sparire diede esecuzione con estrema brutalità all’azione di morte davanti alla sua azienda agricola di Limbadi.  È la stessa azienda che l’altra notte è stata violata da qualcuno che ha portato via diversi macchinari agricoli, tra i quali uno di ingente valore e numerosi altri attrezzi. Il furto è stato denunciato stamani ai carabinieri della Stazione di Limbadi da Giacomo Zappia, nominato curatore giudiziario dell’azienda dopo la scomparsa della stessa Maria. Zappia, peraltro, già presidente della cooperativa sociale Valle del Marro, che opera nella Piana di Gioia Tauro sui terreni confiscati alle cosche in sinergia con Libera e che nel corso degli anni ha subito numerosi furti, danneggiamenti e intimidazioni.

«Un fatto analogo – spiega Zappia – ha interessato anche un’azienda vicina. È stato portato via tutto, anche oggetti usurati dal valore irrisorio. Non hanno lasciato nulla». Solo un furto? «Credo di sì. Forse è stato qualcuno interessato a “fare cassa”, portando via tutto per poi riciclare il riciclabile».

Enzo Chindamo, come Zappia, confida nell’operato dei carabinieri. Quello è il territorio dei Mancuso e quella è l’azienda di un’imprenditrice la cui scomparsa è al centro di un giallo il cui fascicolo è passato dalla Procura di Vibo Valentia alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. «Speriamo si faccia chiarezza su tutto. Mi rattrista quello che è successo - perché dice Chindamo - è come se Maria e ciò che ha lasciato non possano mai trovare pace. È come se qualcuno si prodighi per danneggiare Maria, la sua famiglia ed il suo lavoro anche da morta».

Giornalista
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