Reggio Calabria, chiuso da oltre due anni l'ufficio di giustizia riparativa: era nato in un bene confiscato

VIDEO | Il Mandela's office era stato inaugurato nell’estate del 2018 nella cornice di un protocollo innovativo tra ministero di Giustizia e Comune. Adesso è in stato di abbandono

 

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di Anna Foti
21 aprile 2021
17:48

Persiane impolverate abbassate e porte chiuse. Nessun riferimento sul citofono. Questo ciò che resta del Mandela’s Office, l'ufficio per la giustizia riparativa del Comune di Reggio Calabria, inaugurato nell'agosto del 2018 e realizzato su iniziativa dell'Amministrazione comunale di Reggio Calabria, con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, dopo la stipula di un protocollo d'intesa con il Dipartimento per la giustizia minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.

Il Mandela's Office era stato ubicato all'interno di un edificio, situato nella centrale via Diana, confiscato nel 2018 al re dei videopoker Gioacchino Campolo, al suo interno ospitava lo studio legale di Paolo Romeo, attualmente imputato nel processo Gotha. L’idea di dare ad un bene confiscato una nuova "vita" voleva lanciare un segnale alla collettività reggina. I lavori di ristrutturazione vennero eseguiti con il supporto di un gruppo di detenuti di Arghillà. Attualmente, però, il Mandela’s è chiuso e inutilizzato da oltre due anni. Disagi legati a servizi essenziali e utenze (acqua, riscaldamento, internet) che avrebbero dovuto essere in capo al Comune, potrebbero essere tra le principali cause della dispersione di questa esperienza così innovativa.


«Intendo approfondire le cause di questa chiusura. Ci sono evidentemente dei nodi altrimenti l’ufficio oggi sarebbe funzionante in un territorio dove l’emergenza anche sociale è evidente. Dopo la firma del protocollo - ha spiegato Giovanna Francesca Russo, garante comunale delle persone private della Libertà Personale - avrebbe dovuto essere incardinato anche un tavolo con i portatori di interesse. Intendo capire cosa sia accaduto». Per capire come risolvere e ripartire, si confida molto nella riunione del prossimo 26 aprile. «Ho già avviato delle interlocuzioni – ha spiegato ancora la Russo - e ho convocato una riunione alla quale ho chiesto di partecipare al sindaco Giuseppe Falcomatà, all’assessore e al dirigente del settore Welfare, rispettivamente Demetrio Delfino e Francesco Barreca, alla direttrice del Centro Giustizia Minorile della Calabria, Isabella Mastropasqua, anche lei firmataria del protocollo, al garante regionale delle persone private della Libertà Personale, all’epoca dell’inaugurazione garante comunale, Agostino Siviglia, all’assessora alla Legalità Rosanna Scopelliti, alla presidente della commissione consiliare Politiche Sociali Lucia Anita Nucera e alla consigliera comunale con delega ai Beni Comuni e Confiscati Deborah Novarro. C’è tutta la volontà di recuperare il protocollo e capire come riattivare il Mandela’s Office». Ed infine: «Voglio ascoltare le eventuali doglianze e capire dove la nave si sia incagliata per farla ripartire al più presto»

«Bene sta facendo la garante comunale Russo a sollevare questa vicenda. Si tratta di un’esperienza nel campo della Giustizia Riparativa che ci chiedono tanto l’Europa quanto il nostro ordinamento. Inoltre il protocollo con il Ministero costituiva un unicum a livello nazionale che avrebbe potuto incidere in modo positivo sul nostro territorio. È un’attività cruciale quella al centro di questo progetto rispetto al quale è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e si adoperi per il rilancio», ha poi sottolineato il garante regionale delle persone private della Libertà Personale, Agostino Siviglia.

 

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