Rifugiati ucraini

Reggio, regolarizzazione per chi arriva dalla guerra: mamme in fila per ore con bambini anche in fasce

VIDEO | È necessario recarsi di persona perché non c'è un numero di telefono a cui chiamare. Qualche madre ha chiesto di potersi sedere dentro e qualcun’altra di entrare per poter allattare, trovando nel personale della questura massima disponibilità

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di Anna Foti
24 marzo 2022
06:31

«Mia nipote è arrivata da Kiev, città già ripetutamente bombardata. Mi ha raggiunto qui a Reggio per attendere qui che passi questo momento difficile per il nostro paese. Non sappiamo cosa accadrà in futuro ma intanto è venuta in un posto più sicuro. Abbiamo portato i documenti ed eseguito il tampone e ci hanno detto di aspettare». Questa è solo una delle tante storie di cui sono custodi le persone che, in questo frangente drammatico provenienti dall’Ucraina in guerra, devono recarsi all’ufficio Immigrazione. Devono regolarizzare la loro presenza in Italia, paese diverso da quello di origine.

Tante storie di paura, solidarietà e speranza

«È arrivata da Sumy con una bimba di un mese e mezzo per raggiungere sua madre, la nonna della piccola già a Reggio da tempo. Dopo un viaggio lungo e difficile, adesso attendono di poter regolarizzare qui la loro permanenza perché nella loro città non erano più al sicuro. Dobbiamo aiutare e accogliere. Nonostante la guerra, la nostra Ucraina è viva», racconta un’altra donna ucraina residente nella città dello Stretto da tempo. 


«Mia madre è arrivata ieri da Ivano-Frankivsk, lasciando dietro di sè il fragore delle bombe. Trascorrerà con me questo momento difficile, nell’attesa che passi», racconta la donna ucraina, anche lei a Reggio già da alcuni anni, e anche figlia riuscita nell'intento non semplice di avvicinare la propria madre e di metterla così in salvo in questo frangente così drammatico.

Nessun numero di telefono, ma fila in presenza

Sulla pagina facebook della Questura Reggio Calabria, in primo piano la comunicazione circa gli adempimenti amministrativi in capo a chi arriva dalle zone ucraine bombardate e a chi accoglie. Non è previsto un numero telefonico per prendere appuntamento e dunque nelle fasce orarie indicate, dal lunedì al sabato, davanti all’ufficio Immigrazione di Reggio si generano file di persone che, date le ragioni pandemiche che vietano assembramenti nella sala d’attesa all'interno, sostano in marciapiede e in strada per alcune ore. È necessario presentarsi personalmente e dunque le attese sono anche e soprattutto di donne con bambine e bambine pure in fasce. Un’emergenza nell’emergenza dal momento che la pandemia ancora impone delle restrizioni e che l’ufficio Immigrazione ha anche un ordinario di cui occuparsi.

«Noi stiamo accogliendo una giovane madre con la sua bimba nata poco più di un mese fa. Dopo un'attesa fuori di qualche ora e la segnalazione agli agenti di polizia che ci avevano assicurato adeguata attenzione, le è stato consentito di entrare dentro a sedersi con la piccola. Siamo ancora in attesa. Anche se la situazione mi riguarda direttamente, credo che una corsia preferenziale per mamme con bambini così piccoli sia comunque da prevedere. Per il resto ci vuole pazienza e lo sappiamo», racconta un cittadino di Reggio Calabria che da qualche giorno ospita la donna con la piccola.

Qualche mamma, nell’attesa, ha dunque chiesto di potersi sedere dentro con un bimbo di pochi mesi e qualcun’altra di entrare per poter allattare, trovando nel personale della questura massima disponibilità. Tuttavia resta una situazione da attenzionare visto il conflitto in atto e altre persone in arrivo.
«Sono in attesa di persone in arrivo da Nikolaev, città pesantemente bombardata. La situazione è difficile e ancora non sappiamo se e quando riusciranno a partire», racconta un altro cittadino reggino pronto ad accogliere.

«Qui a Reggio hanno ritrovato il sorriso»

«Qui in questura sono stati molti gentili. Sono venuto prima per acquisire informazioni e sono tornato stamattina con il nucleo familiare che ospiterò e che proviene da Kiev. Ci sono tre minori: uno piccolissimo di dieci mesi e altri due di quattro e nove anni. Non credo che aspettare qualche ora, dopo i nove giorni di viaggio che hanno affrontato per scappare dalla guerra, costituisca per loro una grande complicazione. Da quando sono arrivati qui i piccoli hanno ritrovato il sorriso e la serenità. Ricordo il primo giorno e la paura di notte al passaggio del camion della nettezza urbana, confuso con un carro armato. Attendere un po' per regolarizzare la presenza che ha restituito loro un po' di tranquillità non rappresenta un problema. Purtroppo il covid ha fatto registrare delle criticità anche in questo ufficio. Non mancano le difficoltà, quindi, ma nonostante ciò qui in questura fanno molto più di quel che possono. Le persone, e le loro richieste, sono tante», racconta un cittadino reggino che ha accompagnato il nucleo familiare che sta ospitando da qualche giorno.

Giornalista
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