Salta la processione nel quartiere feudo dei boss, il parroco: «Nessuna imposizione»

VIDEO | Nessun rito domenicale per la festa del Carmine nel quartiere Archi di Reggio Calabria. Alcuni parrocchiani parlano di intervento delle autorità per problemi con la lista dei portatori, ma il sacerdote spegne la polemica: «Decisione nostra, si torna alle origini». Si farà martedì con percorso più breve

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di Consolato Minniti
15 luglio 2019
07:23

Salta la tradizionale processione nella parrocchia del Carmine del quartiere Archi di Reggio Calabria. Il rito religioso si sarebbe dovuto tenere nel pomeriggio di ieri, ma un’improvvisa decisione del parroco, padre Domenico Seminara ha fatto saltare tutto. Sul web diversi fedeli hanno riportato la possibile motivazione: lista dei portatori della vara nel mirino delle autorità e decisione di non effettuare la processione. «Non siamo tutti mafiosi», hanno tuonato sui social alcuni residenti del quartiere, noto per essere proprio il feudo dei più potenti casati di ‘ndrangheta. È proprio ad Archi, infatti, che risiedono cosche come quelle dei De Stefano, Condello e Tegano, solo per citare le tre più note. 

 

Noi siamo andati a trovare padre Domenico, per farci raccontare qualcosa di più su questa scelta di non effettuare la processione. La parrocchia, che si trova al termine di una piccola strada che incrocia la via Nazionale, si mostra addobbata a festa: bancarelle di prodotti tipici, pesca di beneficienza ed anche una mostra fotografica. Santa Messa domenicale all’orario ordinario e la banda pronta a suonare le più note canzoni in onore di Santa Maria del Carmelo, cui è intitolata la parrocchia. La Chiesa è abbastanza frequentata, padre Domenico, subito dopo il rito della comunione, intrattiene i fedeli per spiegare loro che l’unica processione che si farà sarà il martedì 16, giorno in cui si celebra la festa della Madonna del Carmelo. Niente processione domenicale. Il sacerdote illustra anche il breve itinerario che la vara seguirà. Poi qualche minuto per salutare i fedeli e subito in sagrestia per togliere i paramenti sacri. Noi lo incontriamo proprio lì. Non vuole parlare alle telecamere, ma si ferma con gentilezza a scambiare qualche battuta.

 

Padre Domenico, ma cosa è successo in Parrocchia? La processione salta?

Non è successo nulla, mi creda. Abbiamo preso una decisione autonomamente, dopo un momento di discernimento. 

 

Risponde al vero che c’è stato un intervento delle autorità?

Assolutamente no. Noi siamo sempre vicini alle autorità, ma è una decisione che abbiamo preso noi.

 

Per quale ragione? C’erano problemi con la lista dei portatori?

Guardi, abbiamo deciso di tornare all’antico. Tradizionalmente l’unica processione che si effettuava era proprio quella di giorno 16. In verità questa modifica sarebbe dovuta arrivare l’anno prossimo, ma nostro Signore ha provveduto diversamente facendo in modo che si anticipasse a quest’anno.

 

Eppure alcuni dei suoi parrocchiani parlano addirittura di una processione “proibita”. Che c’è di vero? 

Nulla, quelli che dicono così sono gli stessi che poi non frequentano la parrocchia e, dunque, non conoscono le decisioni prese. Nessuno ha proibito la processione, lo ripeto. Lo abbiamo deciso noi, tanto che oggi faremo una bella messa all’aperto.

 

E noi non abbiamo motivo di dubitare delle parole di padre Domenico Seminara che, pur non volendo entrare troppo nei dettagli, fa comprendere come la scelta sia stata meditata e discussa con i parrocchiani più impegnati. Ed al sacerdote a cui va dato un grande merito: aver avuto il coraggio e la determinazione di modificare una tradizione ormai consolidata e probabilmente averlo fatto in ragione di fondati sospetti, ben prima che potessero sorgere problemi. Il tutto in un territorio – inutile negarlo – ad alta densità mafiosa, seppur abitato da tantissime persone per bene. 

Dagli ambienti ecclesiastici trapela solo una certezza: vi è stata massima sinergia fra Parrocchia e Questura. Si lavora insieme, anzi proprio la Parrocchia è stata molto propositiva in tal senso. Del resto, la linea tracciata dall’arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Fiorini-Morosini è chiarissima: porte chiuse alla ‘ndrangheta. Ed a quanto pare ad Archi hanno seguito alla perfezione le linee guida del vescovo, decidendo per un percorso molto più breve del solito e confinato alla sola giornata della festa. 

Giornalista
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