Coronavirus e convivenza forzata, la Regione alle vittime di violenza: «Denunciate»

Lanciata la campagna "VitaSOSpesa". Appello ai procuratori affinché ad essere allontanati da casa siano i maltrattanti e non più donne e bambini, soprattutto in un periodo in cui mettere il piede fuori dalla porta può significare essere esposti ad un possibile contagio

di Redazione
6 aprile 2020
19:24
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Si chiama “VitaSOSpesa” ed è una campagna di sensibilizzazione alla non violenza di genere: a lanciarla sono Cinzia Nova e Tonia Stumpo, rispettivamente presidente della Commissione Pari opportunità e consigliera di parità della Regione Calabria. Lo fanno tramite una lettera indirizzata ai ministri Lamorgese e Speranza, al governatore Jole Santelli e ai procuratori della Repubblica della Calabria.

 

«In questo periodo di emergenza sanitaria legata al coronavirus – sostengono Nava e Stumpo - l’isolamento e la convivenza forzata possono diventare un serio pericolo per tutte le donne e i figli o le figlie che vivono in una situazione di violenza domestica. “VitaSOSpesa” è promossa affinché le vittime di violenza di genere vincano la riluttanza a denunciare, per la paura di dover abbandonare la propria abitazione ed essere anche esposte ad un possibile contagio».

 

Nava e Stumpo lanciano quindi un appello ai procuratori della Repubblica «affinché si adotti anche in Calabria un provvedimento simile a quello della Procura di Trento, che ha già emanato un provvedimento che sollecita a dare attuazione a quanto previsto dal nostro ordinamento, cioè allontanare da casa i maltrattanti e non più le donne e i bambini. Naturalmente – aggiungono - l’allontanamento dalla casa del maltrattante è solo una delle ipotesi di intervento, ma non l’unica. I percorsi di fuoriuscita dalla violenza sono diversi e sempre decisi insieme alla persona che si rivolge ai Centri antiviolenza».

 

Nava e Stumpo si rivolgono poi alla presidente della Regione Calabria perché «vengano individuate, in questa difficile fase sanitaria, delle “case di emergenza” secondo quanto indicato nella circolare Lamorgese, per accogliere le donne vittime di violenza».

 

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