Inchiesta Xenia

Riace, i legali di Lucano: «I giudici negano la verità sul suo stato di povertà»

Gli avvocati hanno dichiarato pure che presenteranno ricorso in Appello. L'ex sindaco: «Il nostro modello di accoglienza studiato in tutto il mondo»

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18 dicembre 2021
20:50
Mimmo Lucano
Mimmo Lucano

I giudici «negano la verità sullo stato di povertà» di Mimmo Lucano e la sentenza di condanna è «contraddittoria nel merito oltre che sproporzionata nella pena». Lo affermano Giuliano Pisapia e Andrea Daqua, legali di Lucano, commentando le motivazioni della sentenza di condanna dell'ex sindaco di Riace contro le quale presenteranno ricorso in appello.

«Dopo la lettura approfondita delle motivazioni della sentenza di condanna siamo ancora più convinti della innocenza di Mimmo Lucano - spiegano i due legali - Queste infatti contrastano con le evidenze processuali emerse in un dibattimento durato oltre due anni. I giudici poi, in contrasto anche con una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sull'uso delle intercettazioni telefoniche, negano la verità sulla stato di povertà dell'ex sindaco di Riace, confermata invece da tutti i testimoni e le acquisizioni documentali. Va anche ricordato come Lucano in numerose occasioni abbia donato e messo a disposizione dell'accoglienza le somme ricevute come premio in varie parti del mondo.


Contrasteremo nel merito i singoli capi d'imputazione e le argomentazioni dell'accusa e del Tribunale, a partire da quelle sui reati più gravi: associazione a delinquere e peculato - proseguono - Sulla prima, si possono condividere o meno le scelte sull'accoglienza e l'integrazione dei migranti ma certo non hanno certo portato ad una associazione a delinquere che avrebbe peraltro agito per aiutare chi scappava dalla guerra, dalla violenza e dalla fame. La sentenza poi scambia per peculato le attività di valorizzazione del territorio operate da Lucano e previste dal manuale Spar», proseguono i legali. «Rimane quindi una sentenza contraddittoria nel merito oltre che sproporzionata nella pena. Ricorreremo in appello e in tutte le sedi preposte perché è per noi evidente che solo un esito processuale diverso possa restituire dignità, solidarietà e giustizia a Riace e a Mimmo Lucano», concludono Pisapia e Daqua.

Lucano: «Nostro modello studiato in tutto il mondo»

«A Riace abbiamo sperimentato l'accoglienza decentrata fin dal 2004 coinvolgendo le cooperative per gestire i flussi migratori e far fronte al gran numero di arrivi che non provenivano dai flussi ufficiali e il numero degli ospiti era diventato superiore a quello dei residenti e mi sono trovato dentro una mission decisamente più alta anche sotto il profilo economico e del lavoro per la mia stessa comunità». Lo ha detto l'ex sindaco del comune calabrese stasera intervenendo a Pisa a un'iniziativa della sinistra radicale 'Una città in comune'.

«L'accoglienza dei migranti - ha spiegato - era un fatto collettivo che coinvolgeva tutto il paese e permetteva di avvicinare, attraverso le cooperative, anche giovani che diversamente avrebbero rischiato di diventare la manovalanza della criminalità organizzata. Da Riace arrivavano risposte positive e per i profughi c'era sempre la possibilità di essere accolti indipendentemente dal fatto che arrivassero o meno dai flussi ufficiali. Il nostro modello è stato studiato dagli esperti di tutto il mondo».

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