L’inchiesta

Maxi frode degli spazi pubblicitari, tra le società coinvolte Clear Channel e Portobello: 4 arresti

Contestato anche il reato di riciclaggio e sequestrati circa 28 milioni di euro. Per gli inquirenti gli indagati avrebbero messo in piedi «uno schema fraudolento facendo circolare fatture relative a prestazione inesistenti con evasione d'imposta di circa 30 milioni di euro dal 2016 in poi»

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di Redazione
12 aprile 2022
13:56
foto ansa
foto ansa

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano ha arrestato quattro imprenditori (ai domiciliari) in un'inchiesta del pm Paolo Storari, su ordinanza del gip Lorenza Pasquinelli, che vede al centro una presunta maxi frode fiscale; sono coinvolte alcune società che si occupano di spazi pubblicitari e campagne, come i cartelloni collocati nelle città, tra cui Clear Channel e Portobello. Contestato anche il reato di riciclaggio e sequestrati circa 28 milioni di euro. 

Gli arrestati

I quattro arrestati messi ai domiciliari sono Marco Verna (manager di Media Market), Giorgio Fallica (amministratore di Defi Italia), Paolo D'Amico (amministratore di Creative Media e Joy srl) e Paolo Dosi (ex ceo Clear Channel, dal 2015 al 2018). Le società coinvolte sono operanti nel settore della gestione di spazi pubblicitari e pianificazione di campagne, come i cartelloni collocati nelle città, tra cui Clear Channel e Portobello.


Le indagini

Le indagini, condotte dalla Gdf di Milano con l'ausilio della Divisione Contribuenti/Settore Contrasto Illeciti dell'Agenzia delle Entrate di Milano, hanno consentito "di ricostruire l'esistenza di un'associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di un complesso meccanismo di frode fiscale, ideato e denominato dagli stessi indagati 'Press deal', attraverso la simulazione dell'acquisto e della vendita di spazi pubblicitari tra le società coinvolte".

Gli imprenditori indagati avrebbero messo in piedi "uno schema fraudolento attraverso il quale, facendo circolare fatture relative a prestazione inesistenti, con aliquote iva diverse, determinavano un credito iva fittizio a favore della società avente il ruolo di concessionaria dei servizi pubblicitari, con evasione d'imposta stimabile in circa 30 milioni di euro dal 2016 in poi, generato dalla diversa aliquota applicata tra gli acquisti (22%) e le vendite (4%)". Avrebbero distratto "i capitali sottratti a tassazione tramite i pagamenti che la concessionaria della pubblicità eseguiva a favore del proprio fornitore" e "autoriciclavano tali risorse, trasferendole verso società conniventi italiane ed estere che provvedevano alla relativa spartizione dei profitti della frode". Le somme illecitamente conseguite sarebbero state "in parte trasferite ad una società croata ed in parte ad una svizzera, per essere poi impiegate per l'acquisto di appartamenti ubicati presso un complesso immobiliare alberghiero a Panama".

"Secondo me conviene da farci finanziare no mille cartelli che non hanno senso ma siccome c'è l'opportunità in tre anni, in quattro anni farci finanziare l'acquisto di 100, 150 chioschi tra Roma e Milano". Così in un'intercettazione telefonica due dei quattro imprenditori arrestati nell'inchiesta della Gdf di Milano su una presunta maxi frode fiscale da 28 milioni di euro, con finti acquisti e vendite di spazi pubblicitari, puntavano ad "ottenere un finanziamento per la realizzazione di un progetto comune consistente nell'acquisto di 100/150 chioschi di edicole suddivisi tra Roma e Milano". Lo si legge nell'ordinanza firmata dal gip Lorenza Pasquinelli, su richiesta del pm Paolo Storari, nella quale viene riportato anche l'elenco delle molte società coinvolte, tra cui Clear Channel Jolly Pubblicità spa, Media Market srl, Media Maker srl, Edizioni Adesso srl, App Media Group srl, Gruppo Editoriale Jedi srl, Joy srl, Portobello spa, BMedia Trade srl, Camar service Sagl, Creative Media D.o.o. Uno dei due imprenditori nell'intercettazione, si legge ancora nell'ordinanza, "suggerisce l'installazione di impianti video attraverso cui veicolare la pubblicità da apporre sulle vetrine delle edicole in questione". 

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