Rifiuti, tagliati gli incentivi statali: la Regione lascia un buco di 2 mln ai Comuni

La questione riguarda gli aiuti per il termovalorizzatore ed emerge nell’ambito del confronto con gli Ato che lamentano anche la continua ingerenza della Cittadella sebbene il passaggio di competenze si sia già compiuto

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di Luana  Costa
3 marzo 2020
17:05

Il rischio è imminente, concreto e avrà un diretto impatto sulle tasche dei cittadini. A metterlo nero su bianco è il direttore dell'Ambito territoriale ottimale di Catanzaro, Bruno Gualtieri, in una lunga lettera indirizzata al dipartimento Ambiente e al presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

Senza un piano economico di gestione del termovalorizzatore, mette in guardia il dirigente, si andrà direttamente incontro ad un buco in bilancio che alla Cittadella, poi, si spera di ripianare chiamando in causa i cittadini contribuenti aumentando la tassazione sui rifiuti (Tari).

Il vulnus è stato individuato nell'imminente - "tra circa un mese" - riduzione dell'incentivo statale sulla produzione di energia che passerà da circa 80 euro per megawattora a 45 euro, provocando una perdita quantificabile in circa due milioni di euro già nell'anno in corso, spesa che dovrà essere ripartita poi tra i cinque ambiti territoriali ottimali non disponendo più la Regione di un capitolo di bilancio apposito.

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Compartecipazione alle spese

La novità emerge nell'ambito di un dibattito molto più ampio che vede schierato l'Ambito territoriale ottimale di Catanzaro contro la Regione, accusata di illegittima ingerenza in una materia le cui competenze sono transitate in capo ai Comuni.

«Il piano economico-finanziario, redatto dagli uffici regionali e condiviso dalla città metropolitana, dovrà necessariamente essere approvato da tutte le comunità d'ambito - spiega nella nota il dirigente -, dovendo le stesse, attraverso l'impegno economico dei Comuni inserire nei propri bilanci la reale spesa per il funzionamento in termini condominiali e non discriminatoria per far ripianare i debiti a fine anno egualmente ripartiti tra le cinque comunità d'ambito senza aver usufruito del servizio nelle dovute proporzioni». Ed è da qui che traggono origine le recriminazioni notificate nei giorni scorsi alla Regione.

 

Regolamentazione dei flussi al termovalorizzatore

Risale al 7 febbraio scorso la nota del dipartimento Ambiente con la quale si regolamentano i flussi di css (combustibili solidi secondari) al termovalorizzatore di Gioia Tauro, una disposizione ritenuta dall'Ato Catanzaro "illegittima". 

«Il contenuto non può che suscitare sconcerto - scrive il dirigente - pretendendo di stabilire un percorso contra legem nella misura in cui si è ormai consumata la fase transitoria in cui alla Regione era stata demandata la gestione provvisoria degli impianti».

Il passagio di competenze tra Regione e Ato si è infatti definitivamente concluso a partire dal primo gennaio. «La diversa regolamentazione impropriamente dettata dalla Regione con riserve discriminanti in favore di alcune comunità è chiaramente illegittima perchè rinnega la valenza strategica regionale dell'impianto che imporrebbe l'utilizzo collegiale ed in considerazione che il costo è sostenuto dall'intera collettività calabrese».

 

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La ristipula degli accessi 

La nuova regolamentazione dei flussi al termovalorizzatore taglia, insomma, fuori alcune comunità d'ambito che però ne sostengono i costi di gestione. «Si chiede alla Regione il ritiro dell'impropria disposizione di governance dei flussi del termovalorizzatore - attacca il dirigente - e si richiede alla città metropolitana di comunicare al gestore Ecologia Oggi (gestore dell'impianto di trattamento dei rifiuti di Alli) l'accesso presso il termovalorizzaore di Gioia Tauro per le complessive quote (32mila tonnellate) di competenza dell'Ato Catanzaro (18,4%) e Ato Vibo Valentia (8,2%) corrispondenti complessivamente a 100 tonnellate con impianto funzionante a pieno regime e e 50 tonnellate con il funzionamento di una sola linea».

Giornalista
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