’Ndrangheta

Rinascita Scott, la Cassazione rigetta i ricorsi del boss Luigi Mancuso e altri 29: corretto il rinvio a giudizio

NOMI | I 30 imputati nel maxi processo intentato dalla Dda si Catanzaro avevano chiesto la nullità del decreto che dispone il processo. Per la Suprema Corte è tutto regolare 

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di Giuseppe Baglivo
4 aprile 2022
10:37
L’aula bunker di Lamezia dove si sta celebrando il processo Rinascita Scott
L’aula bunker di Lamezia dove si sta celebrando il processo Rinascita Scott

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili i ricorsi proposti da diversi imputati del maxiprocesso Rinascita Scott avverso la decisione con la quale il Tribunale collegiale di Vibo Valentia con propria ordinanza ha rigettato l’eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio emesso dal gip distrettuale.

In particolare, sono stati respinti i ricorsi degli imputati: 
Luigi Mancuso
Agostino Redi
Giovanni Rizzo
Giuseppe Rizzo
Vincenzo Spasari
Francesco Tomeo
Antonio Giuseppe Torneo
Salvatore Valenzise
Michelangelo Barbieri
Domenico Camillò
Giuseppe Camillò
Robert Lazej
Giuseppe Navarra
Valerio Navarra
Irene Altamura
Onofrio Arcella
Francesco Barbier
Giuseppe Barbieri
Onofrio Barbieri
Francesco Crocolici
Paola De Caria
Giuseppina De Luca
Filippo Fiarè
Rosario Fiarè
Francesco Fortuna
Giuseppe Fortuna (cl. ‘63)
Giuseppe Fortuna (cl. ‘77)
Salvatore Mazzotta
Rosaria Papalia
Domenico Simonetti.


I difensori degli imputati, nel rivolgersi alla Cassazione, avevano dedotto “l’abnormità dell’ordinanza del Tribunale di Vibo, in quanto – a loro parere – ritenuta espressiva dell’esercizio di un potere eccentrico rispetto alla funzione tipica dell’atto giurisdizionale”. I difensori avevano chiesto la nullità del decreto che dispone il giudizio in quanto il provvedimento era stato emesso da un giudice dell’udienza preliminare ricusato – per aver assunto statuizioni pregiudicanti in funzione di gip in un procedimento a suo carico riunito – nei confronti di altro coimputato, Antonio Ierullo, in relazione agli omicidi di Alfredo Cracolici e Giovanni Furlano. 

Fatti di sangue contestati allo stesso Ierullo in concorso con Domenico Bonavota  e la cui ricusazione (quella di Ierullo) era stata accolta dalla Corte d’Appello di Catanzaro in sede di rinvio dopo un annullamento della Cassazione.
La Suprema Corte, nel ritenere inammissibili i ricorsi degli imputati, ha sottolineato che Antonio Ierullo è stato infine rinviato a giudizio con autonomo e separato provvedimento dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro per rispondere dell’accusa di omicidio. Inoltre i ricorrenti hanno chiesto alla Cassazione un sindacato “preventivo” sulla correttezza giuridica “di un provvedimento invece inoppugnabile, qual è l’ordinanza del Tribunale di Vibo che ha respinto la proposta eccezione di nullità”.

Per la Cassazione, “non è abnorme l’ordinanza con cui il giudice del dibattimento rigetti la deduzione di nullità del decreto che dispone il giudizio, emesso dal giudice dell’udienza preliminare ricusato da uno degli imputati, in quanto non emessa in difetto di potere, né comportante una stasi del procedimento; conseguentemente, è inammissibile l’immediato ricorso per Cassazione proposto avverso la stessa, eventualmente impugnabile in via differita insieme alla sentenza”. Da qui il rigetto del ricorso e la condanna dei ricorrenti al pagamento della somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Giornalista
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