Rinascita Scott, Mantella contro due noti imprenditori edili del Vibonese: «Uomini dei Mancuso»

Si tratta dei fratelli Angelo e Vincenzo Restuccia, appartenenti ad una influente famiglia di costruttori. Per il collaboratore i due uomini erano «parte integrante del sistema economico del clan di Limbadi»

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di Giuseppe Baglivo
28 aprile 2021
18:10

Si è soffermato a lungo sui costruttori ed imprenditori edili Angelo e Vincenzo Restuccia, il collaboratore di giustizia Andrea Mantella nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott. Angelo Restuccia, 84  anni, figura fra gli imputati del processo, mentre Vincenzo Restuccia è deceduto nel dicembre 2017 all’età di 77 anni. Originari di Rombiolo, nel corso dell’esame condotto dal pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, gli imprenditori Restuccia sono stati definiti da Andrea Mantella come “parte integrante del sistema economico dei Mancuso”. In particolare, Mantella ha raccontato che Angelo Restuccia era noto anche con l’appellativo di “Panzuni” o “Paternostru” e venne interessato per rilevare un capannone nella zona industriale di Vibo Valentia.

Avevo in mente di realizzare con Filippo Polistena – ha dichiarato il collaboratore – un autolavaggio industriale per i compattatori dei rifiuti e per i camion della spazzatura. E’ stato Filippo Polistena a segnalare a Salvatore Morelli un capannone nella zona industriale dove realizzare l’autolavaggio”. Si tratta stesso Salvatore Morelli, attualmente latitante per Rinascita Scott, indicato nella scorsa udienza da Mantella come suo “erede naturale”. Il collaboratore ha quindi spiegato di aver chiamato nell’occasione “Marino Artusa di Filandari, ritenuto il factotum di Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, per comprare il capannone ed informare dell’acquisto lo stesso Mancuso. Marino Artusa mi diede così appuntamento ai mercati generali di Vibo dove si presentò con Angelo Restuccia e – ha ricordato il collaboratore – mi vennero portati i saluti di Pantaleone Mancuso, Scarpuni. Alla fine non si fece nulla perché Angelo Restuccia ci informò che il capannone non si poteva acquistare. Ci disse però che l’autolavaggio si poteva fare in un terreno di Filippo Polistena ed a quel punto la cosa venne gestita da Salvatore Morelli. Alla fine l’autolavaggio non fu realizzato neanche qui perché nel frattempo era anche cambiata la ditta della spazzatura”. Marino Artusa è attualmente imputato nel processo nato dall’operazione “Costa Pulita”.


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