Ndrangheta

Rinascita-Scott, Bartolomeo Arena racconta: «Così dovevo uccidere Gianfranco Ferrante»

Il collaboratore di giustizia ricostruisce la scomparsa di Nicola Lo Bianco ed i sospetti del clan sull’imprenditore, titolare del Cin cin bar a Vibo Valentia e fra i principali imputati del maxiprocesso

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di Giuseppe Baglivo
25 luglio 2021
13:33
Rinascita-Scott, Gianfranco Ferrante
Rinascita-Scott, Gianfranco Ferrante

Doveva uccidere anche il futuro zio acquisito, Bartolomeo Arena. Nel corso delle ultime tre udienze, il collaboratore di giustizia ha svelato anche particolari in parte inediti in relazione alle determinazioni del clan Lo Bianco dopo la scomparsa per lupara bianca nel 1997 di Nicola Lo Bianco, figlio del boss Carmelo Lo Bianco, detto “Sicarro”. Il futuro zio acquisito da uccidere è Gianfranco Ferrante, titolare del Cin Cin bar a Vibo e fra i principali imputati del maxiprocesso Rinascita Scott.


“Gianfranco Ferrante è mio zio acquisito – ha spiegato Bartolomeo Arena – perché io con sua nipote ho avuto un bambino. Lui gestisce il Cin Cin bar a Vibo insieme alla moglie, è attivo nel settore delle truffe e dell’usura, era legato a Nicola Lo Bianco, figlio di Carmelo Lo Bianco, detto Sicarro, al boss di Serra Damiano Vallelunga ed anche a Pantaleone Mancuso, detto Vetrinetta. Ferrante all’epoca aveva pure una tavola calda nel centro commerciale Le Cicale dove a gestire tutto era Pantaleone Mancuso, alias Vetrinetta. Ferrante deteneva 400 milioni di lire dell’epoca per riciclarli per conto dei Mancuso. Ciò mi è stato detto da Antonio Macrì. Fra i soldi ad usura prestati da Gianfranco Ferrante anche quelli dati – ha aggiunto il collaboratore – a Salvatore Bulzomì ed al sindaco D’Agostino. A ricevere soldi da Ferrante ad usura era anche Antonio Scrugli che gestiva un ingrosso di frutta e verdura. Ferrante passava inoltre soldi pure agli Artusa ed a titolo estorsivo pagò ventimila euro ad Andrea Mantella”.

La scomparsa di Nicola Lo Bianco e i sospetti su Ferrante

“Conoscevo Nicola Lo Bianco – ha riferito Bartolomeo Arena – perché mio padre era particolarmente legato a Carmelo Lo Bianco, detto Sicarro. Quando nel 1997 Nicola Lo Bianco è scomparso, è stato per tutti un fulmine a ciel sereno. Antonio Grillo, detto Totò Mazzeo, mi disse che Nicola Lo Bianco aveva un debito di droga con i Campisi di Nicotera e si pensava che Gianfranco Ferrante avesse tirato una carretta, cioè avesse ingannato Nicola Lo Bianco consegnandolo ai Campisi che l’avevano poi ucciso. Totò Mazzeo era intenzionato ad uccidere Gianfranco Ferrante per vendicare la sparizione di Nicola Lo Bianco e così mi diede ordine di pedinarlo e sparargli”. L’allora 21enne Bartolomeo Arena avrebbe così iniziato a seguire i movimenti di Gianfranco Ferrante non uccidendolo per puro caso. “Dopo averlo pedinato, in un’occasione – ha raccontato il collaboratore – non l’ho sparato solo perché aveva la figlia in macchina. Non gli raccontai mai nulla di questo a Gianfranco Ferrante, e mai gli dissi che ero stato incaricato di ucciderlo, neanche quando siamo diventati parenti. In seguito, dopo la scomparsa di Nicola Lo Bianco, Gianfranco Ferrante venne a casa di Antonio Grillo, alias Totò Mazzeo, in lacrime. Piangeva Ferrante e chiedeva a Totò Mazzeo (in foto) se doveva andare via da Vibo, giurandosi che lui nulla aveva a che vedere con la scomparsa di Nicola Lo Bianco.

È stata una sparizione stranissima quella di Nicola Lo Bianco, che ci lasciò tutti senza parole, anche perché la macchina di Nicola è stata ritrovata vicino la biblioteca comunale, a due passi dalla casa di Domenico Lo Bianco, figlio di Carmelo Lo Bianco, detto Piccinni. In ogni caso – ha aggiunto Bartolomeo Arena – quando Carmelo Lo Bianco, detto Sicarro, padre di Nicola, uscì dal carcere era ormai un’altra persona, non era più il Sicarro di una volta e disse che Gianfranco Ferrante non doveva essere toccato perché con la scomparsa del figlio non c’entrava nulla e che lui Ferrante l’aveva cresciuto a sua immagine e somiglianza”. Alla scomparsa di Nicola Lo Bianco, secondo il collaboratore, si sarebbero interessati pure i Mammoliti di Castellace di Oppido Mamertina e gli Alvaro di Sinopoli, ma il corpo da quel lontano 1997 non è mai stato ritrovato.

Carmelo Lo Bianco, detto Sicarro, è deceduto il 10 dicembre del 2016. Antonio Grillo, detto Totò Mazzeo (cl. ’68), è invece deceduto il 6 febbraio 2018.

Giornalista
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