Rinascita-Scott, il pentito Servello e la vendetta per l'omicidio Vecchio dietro il delitto Scuteri

Il collaboratore parla dei mandanti del fatto di sangue maturato per vendicare la morte di quello che veniva indicato come il boss di San Calogero

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di Giuseppe Baglivo
18 marzo 2021
16:39

Si è ritornato a parlare di un fatto di sangue ancora non del tutto chiarito, nel corso del processo Rinascita-Scott. Si tratta dell’omicidio di Domenico Scuteri, avvenuto il 25 ottobre 2001 in contrada Barbasana, campagna nel comune di Candidoni, con l’esplosione di numerosi colpi di pistola e fucile, caricato a pallettoni. Un fatto di sangue per il quale sta scontando l’ergastolo Ottavio Galati di Mileto, ritenuto uno dei killer di Scuteri che risiedeva a San Calogero. È nfatti provato che il 25 ottobre 2001 Ottavio Galati sparò contro Scuteri, ma sul movente non è mai stata fatta luce, così come sul fatto che quella stessa sera a “Mutari” di Francica venne scaraventato da un’auto in corsa il cadavere di Gennaro Trungadi, 33 anni, di Joppolo.

Delitto Servello

A rivelare particolari importanti su tale fatto di sangue è stato il collaboratore di giustizia, Angiolino Servello, di Ionadi, nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott. “So che fra Domenico Scuteri e gli Anello di Filadelfia – ha dichiarato il collaboratore – c’erano buoni rapporti e gli Anello garantivano con gli Accorinti di Zungri per Scuteri. Scuteri ha però ucciso Gennaro Vecchio di San Calogero ed allora Giuseppe Accorinti, Raffaele Fiamingo, Armando Galati ed uno dei fratelli che abitano a Mesiano di Filandari ne parlarono decidendo di vendicare l’omicidio di Gennaro Vecchio”.


L’omicidio Vecchio

Secondo Servello, dunque – al pari di quanto rivelato anche da Bruno Fuduli e da quanto emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Dda di Bologna denominata “Golden Jail” che ha preso di mira il patrimonio dei narcotrafficanti di San Calogero Francesco Ventrici e Vincenzo Barbieri – a compiere a San Calogero il 7 settembre 2001 l’omicidio di Gennaro Vecchio (indicato da Fuduli come il boss di San Calogero ed inserito nello stesso gruppo dei narcotrafficanti Ventrici e Barbieri) – sarebbe stato Scuteri, a sua volta ucciso su decisione di Giuseppe Accorinti di Zungri, Armando Galati di Mileto, Raffaele Fiamingo di Rombiolo e qualcuno fra due fratelli residenti a Mesiano di Filandari.

 “Ambrogio Accorinti, fratello di Giuseppe Accorinti – ha continuato Servello – si è invece recato con me da Rocco Anello a Filadelfia per riferire a Scuteri di lasciare in pace Gennaro Vecchio. Poi però Gennaro Vecchio è stato ucciso lo stesso e da qui la vendetta contro Scuteri”. L’omicidio di Gennaro Vecchio resta al momento del tutto impunito. E, a parte la condanna nei confronti dell’esecutore Ottavio Galati, anche nei confronti dei mandanti del delitto Scuteri nessuno è stato, al momento, assicurato alla giustizia. Ecco perché le dichiarazioni di Angiolino Servello, se opportunamente valorizzate, potrebbero essere importanti.

 

I traffici di droga

Sempre Angiolino Sevello si è poi soffermato sui traffici di droga a Roma insieme a Giuseppe Accorinti e sulla figura di Domenico Cichello dal quale ha dichiarato di aver comprato delle auto. “Cichello ha un autosalone a Mesiano – ha dichiarato il collaboratore – ed oltre ad aver comprato da lui delle auto, lì ci vedevamo con i fratelli Giuseppe, Pietro ed Ambrogio Accorinti. Cichello era intimo gli Accorinti ed io ho capito che gli Accorinti erano soci dell’autosalone”. Su Giovanni Giamborino, invece, il collaboratore ha spiegato di averlo incontrato a Roma nel 2003 in compagnia di Saverio Razionale di San Gregorio d’Ippona. “So che Giovanni Giamborino a Roma gestiva dei taxi privati, mentre Razionale aveva un bar e si occupava di edilizia”.

Giornalista
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