La sentenza

Rinascita-Scott: tre condanne in Assise per tentata estorsione mafiosa

Al centro del processo il tentativo di recupero crediti con modalità estorsive per 3 milioni e 200mila euro ai danni di eredi di una famiglia di imprenditori titolari di una struttura alberghiera a San Giovanni Rotondo

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di Giuseppe Baglivo
10 settembre 2021
09:21

La Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, ha emesso la sentenza nei confronti di quattro imputati accusati di aver messo in atto un tentativo illecito di recupero crediti con modalità estorsive per 3 milioni e 200mila euro. Si tratta di un troncone dell’operazione Rinascita Scott approdato dinanzi alla Corte d’Assise in quanto era contestato anche il reato di sequestro di persona.

La sentenza della Corte d’Assise

Il reato è stato tuttavia derubricato dai giudici in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Cinque anni e 4 mesi di reclusione la condanna inflitta a Saverio Razionale, di 60 anni, di San Gregorio d’Ippona. Stessa pena (5 anni e 4 mesi) nei confronti di Alessandro Iannarelli, di 46 anni, di Marino, mentre nei confronti di Francesco Carnovale, di 52 anni, di Vibo ma residente a Fiumicino, la condanna è di 3 anni e 6 mesi (per lui rito abbreviato). Assolto, invece, e Salvatore Valenzise, di 54 anni, di Castiglione Olona (Va), difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Pietro Antonio Corsaro. Saverio Razionale era invece assistito dagli avvocati Giovambattista Puteri e Mario Murone, mentre Alessandro Iannarelli era difeso dall’avvocato Elisabetta Alessandra e Francesco Caronovale dagli avvocati  Gaetano Tanzi e Gabriele Romanello.


La Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna di Saverio Razionale, Salvatore Valenzise e Alessandro Iannarelli  a 9 anni di reclusione. Sei anni erano stati invece chiesti per Francesco Carnovale.

Tentata estorsione

Il tentativo di recupero crediti con modalità estorsive per 3 milioni e 200mila euro sarebbe stato messo in piedi, secondo l’accusa, da Saverio Razionale, Francesco Carnovale e Alessandro Iannarelli (entrambi costituenti per la Dda una “cellula romana” direttamente dipendente da Razionale) e da Salvatore Valenzise in danno dei fratelli Pio e Marco Mizzau, eredi di una famiglia di imprenditori titolari di una struttura alberghiera a San Giovanni Rotondo (in provincia di Foggia).

Le indagini dei carabinieri del Ros avevano portato ad accertare che il tentativo di recupero crediti era connesso ad un investimento occulto, di 3,2 milioni di euro che sarebbe stato effettuato nel 2004 dal clan Mancuso attraverso Salvatore Valenzise, il quali avrebbe (ma l’accusa per Valenzise non ha retto) fornito all’imprenditore Ennio Mizzau le risorse economiche (tre milioni e 200mila euro) per riacquistare l’Hotel di San Giovanni Rotondo che era stato oggetto di una procedura fallimentare. Tra il 2009 e il 2014 i calabresi avevano effettuato vari tentativi di recupero dell’investimento senza però riuscirci.

Il ruolo di Saverio Razionale

Nel giugno del 2016, quindi, Saverio Razionale sarebbe stato incaricato di rintracciare gli eredi di Mizzau per il recupero dell’investimento. Iniziavano così le vessazioni e le intimidazioni “poste in essere da Carnovale e Iannarelli ai danni di Pio Mizzau” che sarebbe stato anche “sequestrato su disposizione dello stesso Razionale”.

Gli imputati, tuttavia, non riuscivano a riottenere il denaro e decidevano di “congelare” temporaneamente l’azione criminosa a causa di molteplici avvenimenti ed in particolare per via della desistenza volontaria del ragioniere incaricato di procedere al recupero dei soldi dalla famiglia Mizzau il quale, intimorito – secondo l’accusa – dalle modalità violente e minacciose messe in atto da Saverio Razionale e Francesco Carnovale avrebbe rinunciato all’incarico, anche a causa dei controlli di polizia subiti da Iannarelli e Carnovale nel 2017.

Giornalista
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