Roma, confiscati beni per 11 milioni ad una famiglia calabrese

Si tratta di pregiudicati, condannati in passato per furto, truffa, riciclaggio, ricettazione e altri reati. Evidente era la sproporzione tra i modesti redditi dichiarati e il ricco patrimonio effettivamente in loro possesso

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di Redazione
21 agosto 2020
10:01
Foto d’archivio
Foto d’archivio

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito la confisca del patrimonio, del valore di circa 11 milioni di euro, riconducibile a una famiglia di origini calabresi dedita alla commissione di plurimi reati.

 

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale capitolino su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, ha ad oggetto i beni mobili e immobili nella disponibilità di Francesco Mercuri, capofamiglia, della moglie Carmela Fazzari e dei figli della coppia, Giuseppe e Angelo, i quali, a partire dagli anni '80, hanno accumulato numerose condanne per furto, truffa, contrabbando, riciclaggio, ricettazione e altri reati commessi, anche in forma associativa, nella provincia di Roma.

 

Gli accertamenti economico-patrimoniali svolti dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Frascati, coordinate dal locale Gruppo, hanno evidenziato, oltre alla pericolosità sociale della famiglia, la sproporzione tra i modesti redditi dichiarati al Fisco e i cespiti posseduti. I pregiudicati avevano un elevato tenore di vita, testimoniato dalla frequentazione di esclusivi club nelle più rinomate località marittime, raggiunte a bordo di una lussuosa barca a vela che è stata colpita dalla confisca insieme a 24 unità immobiliari (ville, appartamenti e terreni), 60 autovetture, conti correnti, quote societarie e l'intero patrimonio di 9 società, nonché un noto locale della movida romana in zona Tiburtina.

 

È stata confiscata anche la somma di 100 mila euro in contanti, trovata in possesso di Angelo Mercuri e di cui lo stesso non era stato in grado di giustificare la provenienza. I beni erano stato oggetto di sequestro nel corso del 2019 e a gennaio di quest'anno. Uno dei membri della famiglia è stato colpito anche dalla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con l'obbligo di soggiorno per 2 anni, eseguita dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato "Vescovio".

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