Quasi uccisa dall’ex marito, l'appello di papà Carlo al ministro della Giustizia

VIDEO | Tanti i dubbi e gli interrogativi del padre di Maria Antonietta Rositani, la 42enne alla quale l’ex ha dato fuoco con delle benzina: «Come è stato possibile che, ai domiciliari, sia fuggito da Ercolano e abbia raggiunto Reggio? Perchè non era sorvegliato?»

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di Angela  Panzera
18 maggio 2019
11:33

«Voglio risposte. Mi devono dire se quanto è accaduto è stato giusto o meno. Se poi mi dicono che tutto questo è giusto allora io non mi ritengo italiano e me ne vado da questa Italia». Sono parole di rabbia e di amarezza quelle di Carlo Rositani, il papà di Maria Antonietta l’infermeria 42enne che ancora si trova ricoverata al “centro grandi ustionati” di Bari. Era il 12 marzo quando l’ex marito Ciro Russo è evaso dagli arresti domiciliari che stava scontando ed Ercolano, in provincia di Napoli, ed è giunto fino a Reggio Calabria, in via Frangipane, per tentare di ucciderla dandole fuoco con della benzina. La donna è ancora in gravi condizioni e il padre ogni giorno chiede risposte alle Istituzioni e dai nostri  microfoni  si rivolge direttamente al ministro della giustizia,  Alfonso Bonafede. «Ho tanti dubbi che lui sicuramente mi può chiarire».

 

Papà Carlo vuole sapere perché Russo non era sorvegliato, perché non aveva il braccialetto elettronico e soprattutto perché gli hanno concesso i domiciliari dopo la condanna in Appello per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia. «Questa tragedia che ha colpito mia figlia si poteva evitare- afferma con forza- bastava dare un po’ più di attenzioni alle denunce che Maria Antonietta ha fatto. Il suo ex marito tranquillamente dagli arresti domiciliari usava sia Facebook che Whatsapp e quindi aveva a disposizione un telefono e un computer. Tutto questo non è normale. Nonostante fosse ai domiciliari continuava a maltrattarla e a mettersi in contatto». Basta infatti, andare sul profilo social di Russo, che è detenuto al carcere reggino di Arghillà, e vedere come lo stesso fosse molto “attivo”. Le ha scritto lettere, le dedicava canzoni con tanto di video, ma in alcuni post riversava anche la sua frustrazione. Una frustrazione tramutata in odio quella mattina. Non si rassegnava alla fine del loro matrimonio. Russo non accettava che Maria Antonietta si fosse ribellata a quella vita di soprusi e a quell’amore malato. «Voglio sapere- ha aggiunto Carlo Rositani- perché è stata mia figlia ad avvisare le forze dell’ordine che l’ex marito era andato ad ucciderla. Lo stesso capo della Squadra Mobile reggina in diverse interviste ha riferito che la Polizia è stata contatta da mia figlia quando era ormai troppo tardi. I genitori di Russo- dice papà Carlo- hanno avvisato i Carabinieri alle otto e cinque che il figlio era scappato. La tragedia si è consumata alle otto e 40. In quei 35 minuti perché non è stato fatto nulla?». Domande che martellano il suo cuore ogni giorno. Domande a cui, però la famiglia Rositani non ha ricevuto risposte ed è per questo che cresce sempre di più la voglia di verità. «Mi rivolgo a tutti i parlamentari, anche ai Cinque Stelle, conclude Carlo Rositani, qualcuno mi aiuti a incontrare il ministro Bonafede perché mia figlia merita di avere risposte».

 

Dal suo letto di ospedale Maria Antonietta continua a lottare. A lottare contro le sofferenze atroci delle ustioni e contro la consapevolezza che ad avergliele procurate è stato l’uomo  che ha sposato e con cui ha generato due bellissimi figli, Annie e William. Per la “festa della mamma” ha ricevuto un grande regalo. È  riuscita infatti, ad incontrarli per la prima volta e a loro ha dedicato le sue parole più belle: «oggi finalmente nella mia stanza è regnato il sole, ha scritto la donna su Facebook, quanto calore ho provato,erano passati due mesi ma oggi li ho riabbracciati, i miei figli la mia forza.Grazie Dio per avercela fatta». Un regalo grandissimo in questi due mesi di grande dolore.

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