Il caso

Sanità, anche all’ospedale di Locri è fuga dai concorsi. Scaffidi: «I vincitori si rifiutano di venire»

Lo sfogo del commissario dell'Asp reggina: «La questione è molto seria. Non è un problema di finanziamenti ma di medici». Il presidente del comitato civico: «Struttura poco appetibile» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Ilario  Balì
12 ottobre 2021
12:40

«Chi viene dichiarato idoneo dopo aver vinto un concorso si rifiuta di venire a lavorare a Locri». Sono pesanti le parole pronunciate dal commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria Gianluigi Scaffidi a margine della presentazione del progetto sul nuovo reparto di Oncologia redatto dall’associazione “Angela Serra”. Il concorso in questione riguardava un posto con contratto a tempo determinato nel pronto soccorso nella struttura di contrada Verga. Il bando per l’assunzione di tre medici a tempo indeterminato scade invece dopodomani. Ma al momento ad essere interessato è un solo candidato.

«Purtroppo – ha continuato il manager – il problema del personale è grave e serio. Non è un problema di finanziamenti, ma di mancanza di medici, perché evidentemente negli anni precedenti la sanità è stata usata come un bancomat con tagli enormi al servizio sanitario nazionale. Oggi ci troviamo senza specialisti e quei pochi che ci sono non intendono andare a lavorare in luoghi disagiati. La risonanza magnetica? A luglio non è stata fatta la formazione dei tecnici – ha rimarcato Scaffidi - Si sono persi 7 mesi perché mancavano tutti gli atti di legge propedeutici. Abbiamo perso 4 mesi e mezzo di adempimenti burocratici. Noi ci siamo dati da fare e l’abbiamo resa operativa, senza darci nessun merito».


Sul tema dei concorsi andati quasi deserti è intervenuta anche Bruna Filippone, presidente del comitato civico “Difendiamo l’ospedale”: «Il problema è il tempo determinato e molte volte i nuovi assunti vengono destinati ad un reparto che non è il loro – ha detto - Le carenze strutturali non danno poi la possibilità ad un giovane che ha voglia di crescere di venire a lavorare in questa struttura, che non è più appetibile perché chi arriva non è messo nelle condizioni di lavorare bene. Gli episodi di violenza non c’entrano. Bisogna creare una struttura in grado di fornire dei servizi – ha proseguito - In questo ospedale non vengono fatti screening né di gastroenterologia né di colon perché non c’è la possibilità di farli. Cosa dobbiamo chiedere a un giovane?».

Giornalista
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