Scala mobile a Vibo Valentia, un'opera che rischia di trasformarsi nell'ennesima incompiuta

Dai fondi del 2004 al cantiere bloccato. Cronistoria di una struttura vittima di intoppi burocratici di ogni sorta e che ha attraversato quattro amministrazioni comunali

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di Giuseppe Mazzeo
10 giugno 2020
07:40

Rischia di trasformarsi nell’ennesima incompiuta l’ormai tristemente famosa scala mobile di collegamento tra il terminal bus di via degli Artigiani e il centro città di Vibo Valentia. Un’opera che più di altre ha subito rallentamenti burocratici, intoppi tecnici e l’avvicendarsi di ben quattro amministrazioni comunali. E che ancora una volta, quando finalmente si era materializzata agli occhi quasi increduli dei vibonesi, si è nuovamente fermata.

Per rendersi conto di quanto sia stata travagliata la vicenda della scala mobile è necessario ricorrere al passato remoto. Bisogna ricordare, infatti, che il progetto esecutivo dell’opera fu approvato nel 2006 grazie anche all’intervento del compianto Antonino Mangialavori ai tempi in cui rivestita l’incarico di assessore regionale, nella precedente giunta Chiaravalloti.

Un’opera finanziata dalla Regione Calabria grazie ad una apposita legge, la numero 13 del 14 aprile 2004, con un mutuo contratto con Cassa depositi e prestiti di circa 765mila euro. Ma la “prima pietra” arrivò soltanto a fine 2016, dieci anni dopo, con l’apertura del cantiere. Ad inizio 2016, invece, la giunta Costa aveva deciso di rescindere il contratto con la ditta aggiudicataria dell’appalto, la Ciam Ascensori srl di Roma (nel frattempo i soldi rimasti erano 425mila euro) per «gravi inadempienze». In pratica dopo mesi si era ancora all’1% dello stato di avanzamento dei lavori.

Un’accelerata la diede l’allora assessore ai Lavori pubblici Lorenzo Lombardo, con l’apertura del cantiere a dicembre 2016 e l’inizio dei lavori a febbraio 2017 ad opera della ditta Di Madero Ascensori di Somma Vesuviana. Fine lavori previsti, come da tabella di cantiere: 14 dicembre 2017. Ma anche in quel caso, spuntati i piloni di cemento armato, si rese necessaria una perizia di variante (arrivando così al 2018) ed oltre quattro mesi di attesa per l’arrivo della scala dalla Cina al porto di Gioia Tauro.

Ed ecco giunto il 2019, con l’insediamento dell’amministrazione Limardo. È il sindaco in persona ad annunciare trionfalmente, il 13 novembre 2019, «la ripresa di un’opera che la città aspettava da anni e che finalmente vedrà a breve la sua ultimazione». L’annuncio arriva nel giorno della posa in opera delle scalinate. I lavori sembravano procedere spediti, ma ecco un nuovo improvviso blocco. Ad oggi il cantiere è sbarrato, sul posto non si vedono operai né mezzi.

 

Tra l’altro, con le somme a disposizione, che sono quelle appaltate per realizzare l’opera, ciò che verrà fuori è una scalinata centrale di servizio fissa in acciaio, una copertura a tunnel con struttura sempre in acciaio e sovrastanti pannelli in policarbonato, il tutto completato dalle opere complementari a dagli allacci alle reti di servizio esistenti. La “beffa” è che con i soldi a disposizione si è riusciti a prevedere una sola coppia di scale in modalità reversibile, elettronicamente gestita dalla sala operativa della Polizia municipale, in modalità salita e discesa a seconda delle fasce orarie di maggior utilizzo. Quindi: o si sale o si scende.

 

Il Comune ha tentato di correre ai ripari chiedendo un nuovo finanziamento, nell’ambito dei Contratti istituzionali di sviluppo, per installare una seconda coppia di scale mobili, in maniera tale da poterne lasciare una in salita fissa ed una in discesa fissa, anche perché i piloni di cemento armato sono stati costruiti prevedendo un apposito spazio. Se arriveranno questi soldi, bene. Altrimenti: o si sale o si scende. Ammesso che prima o poi l’opera si finisca.

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