Scalea, l'Inviato speciale di LaC Tv accende i riflettori sui beni confiscati alla mafia

VIDEO | L'inchiesta di Michele Macrì alza il velo sulla controversa gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata e scopre che in molti sapevano delle case occupate da molti anni. Il Comune promette risposte in tempi brevi

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di Francesca  Lagatta
13 aprile 2021
11:44
un frame dell’ultima puntata de L’Inviato Speciale
un frame dell’ultima puntata de L’Inviato Speciale

Come accade per ogni ingarbugliata faccenda calabrese, anche in questo caso sbrogliare la matassa delle cose è arte assai difficile. L'inchiesta sul beni confiscati alla mafia a Scalea de "L'Inviato Speciale" Michele Macrì, andata in onda ieri sera in onda su LaC Tv, ha lasciato l'amaro in bocca e fornito molte risposte, le quali, però, provocano una serie di altre domande a cui ha provato a rispondere l'ospite in studio, Umberto Ferrari, volontario di "Libera" e componente della segreteria regionale dell'associazione nazionale antimafia. Fabio Cifuni, presidente della cooperativa "Progetto Germano", ha invece guidato Macrì nei meandri del web.

La vicenda

Nella città di Torre Talao negli anni la magistratura ha sequestrato e infine confiscato una quarantina di appartamenti, sottraendoli alla criminalità organizzata, per lo più appartenente alla camorra. Questi beni sono tornati allo Stato e sono stati affidati al Comune, che ha il compito di gestirli e a sua volta affidarli a persone che perseguono finalità sociali o o che si trovano in condizioni di estrema indigenza. Il tutto, ovviamente, deve avvenire alla luce del sole, con passaggi e informazioni pubbliche che di regola si dovrebbero trovare negli appositi siti consultabili in rete. Ma se vi va, ad esempio, sul sito dell'Anbsc (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) a Scalea risulta un solo immobile gestito. Peccato che ciò non corrisponda affatto a verità.


Telecamere sgradite

Sappiamo con certezza che uno degli immobili è stato affidato alle forze dell'ordine e uno è occupato da Pietro Pace, l'uomo che prima dell'arrivo delle telecamere di LaC Tv aveva dormito alle spalle della stazione ferroviaria in una baracca di ferro e lamiere per ben 14 anni. La vicenda fece scalpore e l'Amministrazione comunale, allora guidata da Gennaro Licursi, gli trovò degna sistemazione in uno degli appartamenti di cui lo Stato si era riappropriato. Ma dopo alcune segnalazioni, Michele Macrì si è messo alla ricerca di altri occupanti e li ha trovati. Alcuni vivono in uno stabile interamente confiscato in una contrada periferica della città. Alla vista delle telecamere, un uomo si è affacciato dal balcone e ha minacciato l'inviato di LaC Tv di denunciarlo per violazione di proprietà provata, benché fosse visibilmente all'esterno dell'abitazione, e di chiamare i carabinieri.

Immobile occupato da 15 anni

Dopo un breve alterco a distanza, Macrì si è recato in Comune per parlare con il sindaco Giacomo Perrotta e chiedere spiegazioni. Il primo cittadino, che si è detto disponibile a chiarire la questione, ha interpellato il comandante dei vigili Adriano Serra invitandolo a recarsi sul posto. Il vigile, però, sapeva già che quello stabile è occupato da una quindicina di anni. Sì, ma da chi? Dov'è scritto? E con quali criteri è stata fatta l'assegnazione? Niente da fare, il vigile non si sbottona e parla di un fascicolo lasciato sulla scrivania di Luigi Cirimele, consigliere comunale con delega alla "valorizzazione delle aree abbandonate".

Ancora nessuna ricognizione

Da come testimonia il sindaco, nel secondo incontro con l'Inviato Speciale, la nuova amministrazione (che nuova non è perché e in carica già da quasi sette mesi) non ha ancora effettuato una nuova e adeguata ricognizione degli immobili confiscati e nessuno sa niente con precisione, ad esempio chi è perché occupa un bene confiscato alla mafia. Chi sono quelle persone, a che titolo vivono lì dentro? Viene da pensare che gli occupanti siano dunque invisibili allo Stato, ma questa è solo una supposizione giornalistica. Sembra un po' più concreta, invece, la teoria che ci siano altri appartamenti confiscati occupati da altre persone.

Una lunga storia

Se alla nuova amministrazione non si possono addossare colpe, perché comunque in politica la colpa è sempre di chi ha preceduto, facciamo un passo indietro e torniamo all'amministrazione Licursi, rimasta in carica dal 2016 al 2019 e conclusasi in malo modo con l'arresto del sindaco, ma per motivi che attengono alla sfera lavorativa. Durante il suo mandato, Gennaro Licursi aveva creato un suo staff, nominando tra gli altri anche Francesco Galati, ex carabiniere oggi in pensione. A lui era stato affidato il compito di gestire gli immobili confiscati di Scalea. Anche lui sapeva di queste occupazioni? E perché i siti non sono mai stati aggiornati? Perché non c'è pubblica traccia della gestione? C'è un posto sul web, sfuggito all'occhio del giornalista, dove invece si possono trovare tutte le informazioni necessarie?

La promessa di Perrotta

Ad ogni modo, Perrotta si dice contento della visita dell'Inviato Speciale e lo ringrazia per aver sollevato la questione. Ma Macrì continua ad incalzarlo e attende risposte certe. «Dateci il tempo di fare le cose - dice il primo cittadino -, probabilmente già tra un mese sapremo dirvi con certezza cosa accade in quelle case e se sarà necessario, se gli occupanti risulteranno effettivamente degli abusivi, saremo pronti a intervenire con le forze di pubblica sicurezza».
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