La buona sanita’

Scopre un tumore raro grazie ai medici dell’ospedale di Vibo: «Infinita gratitudine»

L’esperienza di una 50enne ricoverata presso il reparto di Neurologia dello Iazzolino: «Équipe di prim'ordine, esempio di buona sanità in Calabria»

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di Redazione
4 aprile 2022
12:05
Corsia dell’ospedale di Vibo
Corsia dell’ospedale di Vibo

Essere riconoscenti non è sempre facile, soprattutto in condizioni di salute vacillanti. Certamente, però, la gratitudine è una prerogativa che non manca a Concettina Manno, 50 anni, che a distanza di un anno dal suo ricovero nel reparto di Neurologia dell’ospedale Vibo Valentia, scrive una lettera di ringraziamento all’Asp per «lumanità e la professionalità del reparto».

Questa la lettera: «Dopo un anno sento il dovere di esternare la mia vicenda medica vissuta in un ospedale pubblico calabrese, andando controcorrente rispetto a narrazioni più conosciute e consuete. Esattamente un anno fa, dopo un controllo oculistico dalla dottoressa Domenica Schiavello, sono stata ricoverata presso il reparto di Neurologia dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia su insistente premura della stessa dottoressa, medico della struttura. Devo dire che sin dai primi giorni sono stati la mia famiglia e che ho riscontrato verso tutti gli ammalati grande umanità ed assistenza continua. Ho constatato competenze e professionalità esercitate con dedizione da parte di tutto lo staff medico e infermieristico, diretto egregiamente dal primario, il dottor Francesco Galati, circondato da una equipe di prim’ordine la cui efficienza e preparazione rappresenta un esempio di ciò che funziona sul territorio calabrese».


«Il mio era un caso medico per certi versi drammaticamente prevedibile: un fenomeno di anisocoria – dilatazione differenziata delle pupille – sintomatico di patologie tumorali al cervello, divenuto però inusuale allorquando le prime indagini a livello encefalico non davano riscontri. Neppure altri esami in reparti diversi fornivano spiegazioni o percorsi da seguire. Ciò nonostante, la perseveranza e la tenacia dei medici non veniva meno. Proprio in un momento di stallo della ricerca, la felice intuizione del dottor Francesco Del Giudice sposta l’indagine verso un coinvolgimento mediastinico polmonare, confermata dalla successiva tac al torace, che evidenziava la presenza di una formazione all’apice del polmone destro. La rarità di un caso come il mio (“Schwannoma mediastinico”: tumore delle terminazioni nervose) mi ha portato in seguito a scegliere un centro specialistico nazionale per la sua risoluzione. Oggi, superato anche il momento difficile del post intervento, mi rimane il ricordo di un’esperienza profonda, carica di insegnamenti. E, soprattutto, rimane il sentimento di gratitudine verso tutto il personale del reparto, tra cui il dottor Giovanni Franco e tutti gli altri medici e infermieri, di cui chiaramente non conosco il nome».

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