Scuola, partono i corsi di recupero. Novità anche sui trasporti: c'è l'accordo finale

Gli istituti italiani si preparano ad aprire i battenti. Sciolto il nodo Tpl: il nuovo piano prevede l'aumento della capienza massima all'80%. Il Governo stanzierà 350 milioni per i servizi aggiuntivi. La Calabria tra le Regioni che hanno deciso di iniziare il 24 settembre

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di Redazione
31 agosto 2020
22:59

Il primo grande test del post-lockdown si chiama scuola e parte con l'accordo sul trasporto pubblico locale. Tra banchi singoli che cominciano ad arrivare, sanificazioni e mascherine, gli istituti di tutta Italia si preparano ad aprire i battenti per la prima volta dopo sei mesi, pronti – chi più, chi meno – ad ospitare gli studenti alle prese con i corsi di recupero.

 

Una «priorità» del governo, come ha sottolineato lo stesso premier Giuseppe Conte, e una «risorsa decisiva» per l'Italia, come ha ribadito il capo dello Stato, Sergio Mattarella.

 

Ma non tutti i corsi, almeno in questa fase, saranno in presenza. Alcune scuole, infatti, terranno le lezioni di recupero a distanza, così come avvenuto durante il lockdown.

Il nodo tpl

Sciolto in serata il nodo Tpl. La conferenza unificata ha dato il via libera al nuovo piano che prevede l'aumento della capienza massima dei mezzi all'80%, aumentando i posti a sedere e una maggiore riduzione di quelli in piedi. Un limite che potrà essere superato, arrivando quasi al 100%, installando «separazioni removibili» tra i sedili, come si legge nelle linee guida.

 

La capienza massima, inoltre, potrà essere raggiunta per i tragitti che non superino i 15 minuti. I mezzi, sui quali bisognerà continuare ad indossare la mascherina, dovranno essere forniti di dispenser per l'igienizzazione e dovranno essere sanificati garantendo un ottimo ricambio d'aria. Il governo, inoltre, stanzierà nella legge di Bilancio 200 milioni per le Regioni e 150 per Comuni e Province per i servizi aggiuntivi di trasporto ritenuti indispensabili per l'avvio dell'anno scolastico.

La soddisfazione dei ministri

Soddisfatto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia: «La volontà di fare il bene dei nostri ragazzi – ha detto – ha fatto superare polemiche e ostacoli e permesso di raggiungere un obiettivo fondamentale: permettere a tutti gli studenti di arrivare a scuola e di farlo in sicurezza».

Anche per Toti (Regioni) si tratta di un «accordo positivo».

La prova del nove

Ma la vera prova del nove del post-lockdown è in programma il 14 settembre, quando suonerà la prima campanella ufficiale per tutte le scuole. O quasi.

 

Le Regioni, infatti, procedono in ordine sparso, con Campania e Basilicata orientate a far slittare la data di inizio delle lezioni (come deciso già da Friuli, Sardegna, Puglia e Calabria e oggi anche dall'Abruzzo con campanella il 24 settembre), anche per agevolare le operazioni elettorali in programma il weekend del 20 settembre.

 

A distanza e in sicurezza, dunque, domani centinaia di migliaia di studenti torneranno in aula, e con loro insegnanti e personale Ata. In aula si starà senza mascherina, salvo nei casi in cui non si può rispettare il distanziamento fisico.

 

Per questo molte scuole hanno organizzato le attività scolastiche anche in altre strutture, a volte anche in teatri o parrocchie che hanno messo a disposizione i propri locali. Alcune lezioni, come quelle di educazione fisica, si terranno mantenendo il distanziamento o, in extrema ratio (come avvenuto in un istituto di Perugia) a distanza. Durante l'ingresso e l'uscita da scuola, che saranno indicati con chiarezza come avviene nei locali pubblici, sarà obbligatorio indossare la mascherina, così come sarà obbligatoria negli spazi comuni. Ovviamente con la febbre oltre 37,5°, o con i sintomi del covid, si resterà a casa e si procederà all'attivazione di tutte le misure per verificare la presenza del virus e fare l'eventuale tampone. La temperatura dovrà essere misurata a casa e non a scuola.

Azzolina: «Grande responsabilità»

«Abbiamo una responsabilità storica grande», afferma la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ammettendo che «sarà un anno duro» ma sottolineando che il governo ha «idee, coraggio e risorse europee».

 

In una lettera sprona gli insegnanti: «Non era mai successo prima. So che c'è preoccupazione, è comprensibile. Ci darà sostegno la garanzia del gran lavoro fatto. Nessuno in Europa si è impegnato così tanto nei mesi estivi per preparare la scuola a questa nuova stagione».

Didattica a distanza?

E proprio l'Europa, che ha dato vita con l'Oms ad una coalizione per la pianificazione di strategie comuni anti-covid (alla quale partecipa anche l'Italia), non esclude l'eventuale ritorno alla didattica a distanza in particolari situazioni, come chiusure temporanee o la quarantena episodica.

 

«È realistico – si legge in una dichiarazione congiunta, firmata anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza – preparare e pianificare la disponibilità dell' apprendimento online per integrare l'apprendimento scolastico nel prossimo anno scolastico».

La polemica politica

Inevitabile monta la polemica politica. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, chiede «test sierologici per tutti, anche per gli studenti», mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini, invita il governo a trovare i «fondi per misurare la temperatura a scuola».

 

Fa discutere pure il tema dei fondi alle scuole paritarie, anche se il ministero dell'Economia precisa che gli istituti hanno la possibilità di richiedere anticipi «in caso di urgenza».

 

Insomma, domani – tra incognite e incertezze – sarà l'alba di un nuovo giorno, l'inizio – forse – di una nuova scuola su cui pende la spada di Damocle di un virus che spaventa ancora il mondo intero.

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