Scuola, mamme in piazza a Corigliano-Rossano per la Dad e contro la riapertura

VIDEO | I manifestanti chiedono di non riaprire gli istituti: «La situazione sul fronte dei dati e dell’assistenza sanitaria in città è drammatica. Il sindaco deve assumersi le sue responsabilità, pretendiamo risposte»

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di Matteo Lauria
18 aprile 2021
20:38

Tante le mamme in piazza, oggi a Rossano, a favore della didattica a distanza. Indice puntato contro le autorità preposte governative ritenute irresponsabili nei confronti del dramma che vive la città di Corigliano-Rossano, primo centro della provincia per mortalità e contagi, e dove è deficitario il sistema della tracciabilità mentre la macchina delle vaccinazioni stenta a decollare.

Ancora oggi sono 788 i cittadini colpiti dal virus e 22 i decessi negli ultimi 30 giorni. 69 i morti dell’inizio della pandemia. Nelle ultime 24 ore +12 positivi. Numeri e contabilità di cui non si tiene conto, affermano i manifestanti, che ritengono le scuole luogo di contagio.


Rivendicano il diritto alla salute e anche allo studio e chiedono di poter scegliere tra la didattica in presenza e la didattica integrata. Il Governo Draghi va nella direzione di riaprire le scuole dal 26 aprile prossimo al 100% in presenza, scelta contestata dai genitori in piazza: «Non sarà certo l’ultimo mese di scuola che potrà risolvere i problemi».

Si attendono determinazioni dal sindaco Stasi 

La Dad ha funzionato, affermano dal palco, sottolineando la situazione difficile che si vive negli ospedali dello jonio, oltre ai problemi di tracciabilità. «Il sindaco di Corigliano-Rossano deve assumersi la responsabilità ed entro le prossime ore pretendiamo delle risposte».

Contestate aspramente le decisioni assunte nel corso del tempo dai giudici del Tar della Calabria che puntualmente hanno sospeso l’efficacia di quelle ordinanze sindacali prudenti e cautelative. «Sono giochi politici da cui prendiamo le distanze», dicono alcune.

Una delle mamme che ha contratto il covid e ora negativizzata senza esitazioni afferma: «I miei figli non li manderò a scuola, perché anche la scuola è luogo di contagio. I dati parlano chiaro». Un’altra mamma, con patologia oncologica, sottolinea la carenza delle strutture sanitarie nel territorio e come in una situazione di assoluta emergenza sia da irresponsabili mandare i ragazzi a scuola in questo momento». Il richiamo è al buonsenso e il riferimento è a chi governa che disconosce, evidentemente, quel che accade nelle comunità periferiche: «Da un lato si incita al distanziamento dall’altro avremo le classi che si tradurranno in luoghi di assembramento, è assurdo!».       

Giornalista
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