Certificato di agibilità come il sacro Graal. In Calabria il 95% delle scuole non ce l’ha

La quasi totalità degli istituti non è in possesso della documentazione che attesti la sicurezza dell’edifici. Ultimi anche per risparmio energetico e barriere architettoniche. Ogni anno la polemica scoppia nell’imminenza della prima campanella, poi tutto viene scaricato sulle spalle dei dirigenti scolastici che non hanno il potere di cambiare le cose ma per la legge sono i primi responsabili in caso di incidenti

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di Enrico De Girolamo
1 settembre 2018
09:09

Il certificato di agibilità è il sacro Graal delle scuole calabresi, tutti lo vogliono e nessuno lo trova. Tra le cinque province, quella che sta messa meglio è Cosenza, con il 7,2 % di scuole che possono ostentare la “sudata carta”. Ultima la provincia di Crotone, con appena l’1,4% di scuole sicuramente agibili. In mezzo Vibo Valentia (1,6%), Catanzaro (2,3%) e Reggio Calabria (4,5%). Quasi il 95% degli istituti scolastici, dunque, non potrebbe aprire i battenti e iniziare le lezioni il 17 settembre, primo giorno di scuola in Calabria.


Percentuali altissime anche se paragonate al già preoccupante dato nazionale, secondo il quale il 61% degli edifici che ospitano alunni e studenti è privo del certificato di agibilità e secondo stime molto pessimistiche occorrerebbero quasi 15 miliardi di euro per mettere tutto a norma.

 

Insomma, se in Italia va male, in Calabria va malissimo. Le percentuali, che risalgono all’anno scolastico 2015-2016, sono quelle diffuse dall’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica. Da notare che nelle tabelle del ministero non si dice esplicitamente che il certificato manca, ma è riportato che l’informazione è assente. Questo perché la stragrande maggioranza dei dirigenti scolastici, in mancanza della documentazione richiesta, preferisce evitare di compilare la casella del questionario ministeriale alla voce “agibilità”. Il rilascio del relativo certificato, comunque, presuppone una serie di atti propedeutici, quali ad esempio le certificazioni sugli impianti e il collaudo statico. Quest’ultimo, però, non è obbligatorio per gli edifici costruiti prima del 1970, un paradosso normativo causato dal succedersi delle varie norme nel corso degli anni.

 

Su scala nazionale, la Calabria resta la regione che fornisce il minor numero di informazioni all’anagrafe dell’edilizia scolastica, bati pensare che nel 70 % dei casi non si sa con precisione quanti anni hanno sulle spalle, anzi su muri e travi, gli edifici che ospitano le scuole, che in molti casi sono stati costruiti prima del 1960.

 

Pessima anche la performance calabrese in materia di risparmio energetico, con il 94% degli immobili che non presenta accorgimenti particolari per la riduzione dei consumi di energia, dato che pone le scuole della regione all’ultimo posto di questa particolare classifica, dove invece svettano Veneto e Val d’Aosta, con il 79% di istituti perfettamente coibentati. Ultimo posto anche per il superamento delle barriere architettoniche, con l’84% delle scuole calabresi che non adottano particolari accorgimenti per facilitare l’accesso dei diversamente abili.

 

Ma su tutto, a preoccupare maggiormente i dirigenti scolastici, sono i certificati di agibilità, perché per il Testo unico sulla sicurezza sul posto di lavoro, che nel 2008 ha assorbito e modificato la famosa legge 626, i presidi sono come “datori di lavoro” a tutti gli effetti, con le stesse responsabilità in materia di sicurezza. Con la differenza sostanziale, però, che non sono i proprietari degli edifici, che rientrano nella maggior parte dei casi nel patrimonio immobiliare di Comuni e Province. Anche se per ipotesi avessero le risorse per intervenire, dunque, non possono procedere ad alcuna modifica dello status quo in assenza di precise deliberazioni in questo senso da parte del “padrone di casa”.

 

La conseguenza è che in prossimità dell’inizio di ogni anno scolastico, i dirigenti chiedono agli Enti proprietari il rilascio delle certificazioni che mancano, stilando e inoltrando un’interminabile sequela di urgenze da affrontare. Una routine gravosa e inutile che ha come esito sempre la stessa risposta: il silenzio più assoluto. A loro volta, infatti, Comuni e Province non hanno i soldi per andare incontro alle esigenze delle scuole e le richieste rimangono inevase. Un teatrino tutto italiano, dove a fronte di una normativa puntualissima e severa, non corrisponde una realtà in grado di adeguarsi ai dettami della legge.

 

E così, dopo le polemiche di stagione, non resterà che incrociare le dita e lasciare che i ragazzi tornino a scuola. Del certificato di agibilità non se ne parlerà più fino al prossimo anno scolastico o alla prossima emergenza, innescata magari anche da una piccola scossa di terremoto che in altri Paesi più pronti e lungimiranti non farebbe paura a nessuno.


Enrico De Girolamo

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