Senza piano regionale né esito dei tamponi, la Progetto Sud ostaggio della burocrazia

La Regione continua a non redigere quanto richiesto dal Governo e gli operatori da un mese attendono i risultati test a cui sono stati sottoposti. Così le strutture non possono riaprire

di Tiziana Bagnato
23 maggio 2020
13:52
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Un piano regionale sollecitato dal governo e mai arrivato. Tamponi per la ricerca del Coronavirus effettuati a scaglioni sul personale di tutte le strutture con esiti mai comunicati. Non possono riaprire le tante strutture dedicate ai più fragili della Comunità Progetto Sud guidata da don Giacomo Panizza.

 

Mancano, come sintetizza ironicamente il prete bresciano, “le carte”, quei documenti che permetterebbero loro di passare realmente alla fase due e riprendere ad assistere disabili e non solo. La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, una delle realtà satellite della comunità, poche settimane fa aveva tramite la propria presidente Nunzia Coppedè affrontato la cosa a muso duro, denunciando in un comunicato stampa come le interlocuzioni con la Regione Calabria e le numerose pec inviate fossero cadute nel vuoto.

 

Eppure il governo è stato chiaro, chiedendo per la riapertura la redazione di un documento con delle linee guida che non è mai stato fatto nonostante fossero anche stati inviati suggerimenti e sollecitazioni.Poi la promessa dell’assessore Gallo, risalente ormai a più di dieci giorni fa di emettere un’ordinanza per la riapertura nell’immediato, cosa mai avvenuta. Così i servizi rimangono chiusi, in attesa. E per qualcuno la fase due continua a rimanere un miraggio. C’è poi un’altra vicenda pirandelliana.

 

Per potere riaprire le strutture tutti gli operatori delle diverse realtà delle comunità si sono sottoposti a tampone per Covid, ma da oltre un mese non hanno avuto i risultati.

Giornalista
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