Esclusivo

Si dimette anche il subcommissario Ametta e consegna al ministero un report esplosivo sulla Sanità calabrese

Era stato mandato dal Governo per far luce soprattutto sulle criticità del sistema informatico sanitario: «Deciderà il Mef se devo rendere pubblico le risultanze della mia attività o se le carte devono rimanere riservate. Accetterò quello che decidono da Roma» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Enrico De Girolamo
12 novembre 2021
12:57
La Cittadella regionale e nel riquadro Ametta
La Cittadella regionale e nel riquadro Ametta

Anche il secondo subcommissario alla Sanità va via. Michele Ametta, a cui era stata affidata la “delega” del servizio informativo sanitario, al fine di mettere ordine nel groviglio di inefficienze che domina la raccolta e la trasmissione di dati in Calabria, getta la spugna. A differenza di Angelo Pellicanò, l’altro sub commissario nominato direttamente da Guido Longo che si è dimesso ieri insieme al prefetto, Ametta è stato mandato in Calabria dal Governo e a quello deve rendere conto.

Soprattutto con riguardo al lavoro svolto per far luce sulle criticità del Sisr, il sistema informativo sanitario regionale, costato già circa 40 milioni di euro e mai andato a regime. Un’inefficienza che mette in difficoltà le Aziende sanitarie provinciali e abbatte drasticamente la qualità della sanità calabrese, fino a compromettere anche i Lea, i Livelli essenziali di assistenza.


Un vulnus incapsulato (e protetto) dalla complessità del problema, che fa da scudo anche all’intervento della politica locale, spesso troppo incompetente per affrontare tematiche di questo tipo. Dietro si celano interessi milionari e un giro vorticoso di incarichi, contratti e appalti. In questo Ametta ha messo le mani, cercando di verificare le criticità e chiedendo risposte, spesso mai date in maniera esaustiva, alla Regione.

Raggiunto telefonicamente, il sub commissario conferma: «Sì, sto presentando le mie dimissioni». Quando gli chiediamo che fine farà il suo lavoro, risponde con l’aplomb istituzionale che lo contraddistingue: «Deciderà il ministero (il Mef, ndr) se devo rendere pubblico le risultanze della mia attività o se le carte devono rimanere riservate. Io sono un uomo delle istituzioni, con 45 anni di servizio alle spalle. Accetterò quello che decidono da Roma».

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