“Governo parallelo” in Sicilia, arrivano le condanne: c'è anche il questore di Vibo

Il giudice ha inflitto 14 anni di reclusione ad Antonello Montante, ex presidente di Confindustria dell’isola. Tra gli imputati, il dirigente di polizia in servizio attualmente nel Vibonese condannato a un anno e 4 mesi

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di Redazione
10 maggio 2019
22:52
Antonello Montante
Antonello Montante

Il gup del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha condannato in abbreviato Antonello Montante a 14 anni di reclusione. L’ex presidente di Confindustria Sicilia, considerato per un decennio un paladino dell’Antimafia, era accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Sarebbe stato al centro del cosiddetto "Sistema Montante", una rete spionistica utilizzata per salvaguardare se stesso e colpire gli avversari dandogli la possibilità di essere la testa di un "governo parallelo" in Sicilia. Il pm aveva chiesto 10 anni e 6 mesi. Gli altri imputati – accusati vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, al favoreggiamento – sono stati condannati quasi tutti: il colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta a 3 anni (la richiesta era di 4 anni e 6 mesi), il sostituto commissario Marco De Angelis a 4 anni,(chiesti 6 anni e 11 mesi), il capo della security di Confindustria Diego Di Simone a 6 anni (chiesti 7 anni, 1 mese e 10 giorni). L’attuale questore di Vibo Valentia, Andrea Grassi, è stato invece assolto da due capi d’imputazione ma condannato a un anno e 4 mesi per un altro (per lui erano stati chiesti 2 anni e 8 mesi). All'epoca dell'inchiesta, Grassi era funzionario del Servizio centrale operativo della polizia di Stato ed in tale veste era accusato di aver fatto filtrare la notizia dell'indagine condotta dalla Squadra mobile nissena su Montante. Assolto – come avevano chiesto i pm – il dirigente regionale Alessandro Ferrara.

 


Lo scenario aperto dal lavoro dei pm della Procura di Caltanissetta ha fatto emergere connivenze istituzionali e politiche. Oltre a quello di Montante sono venuti fuori i nomi di ufficiali delle forze dell’ordine e di politici come l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Dopo la conclusione dell’inchiesta, l’industriale ha scelto il processo in abbreviato. Gli altri indagati sono sotto processo davanti al Tribunale: tra loro anche il leader siciliano di Forza Italia Schifani. Alla corte di Montante, ora ai domiciliari per motivi di salute, secondo i pm erano in tanti: vertici delle forze di polizia e dei Servizi, prefetti, imprenditori, giornalisti, magistrati che a lui si sarebbero rivolti per avanzamenti di carriera. Ognuno avrebbe avuto una richiesta per un familiare, un amico o per se stesso. Un'ascesa veloce quella dell'imprenditore, passato dalla realizzazione di ammortizzatori e pezzi meccanici alla fabbricazione di bici di lusso, e diventato icona dell'imprenditoria. L'inchiesta ha raccontato come l'imprenditore di Serradifalco fosse il destinatario di decine di richieste di raccomandazione: gli investigatori ne hanno trovate almeno una novantina, arrivate tra il 2007 e il 2015, e altre 40 di soggetti che erano stati «certamente» segnalati. L'elenco con nomi e cognomi venne recuperato nel corso delle indagini: un file excel all'interno delle cartelle 'curric per sen' e 'tuttì; un altro file denominato 'curriculum vitae 11.06.12' trovato nel server ormai dismesso della società 'M.s.à. Poi le carte sequestrate sia nell'abitazione di Montante sia negli uffici di Confindustria Sicilia a Palermo. Presente alla lettura della sentenza il procuratore capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone, l'aggiunto Gabriele Paci e i pm Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso. Montante non era presente.

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