“Single” su Facebook, il tribunale gli addebitò la separazione. Gli avvocati: «Aveva tradito il coniuge»

VIDEO | Il racconto dei due legali della ricorrente: «Le indicazioni contenute sul profilo social dell'uomo pur non essendo prova di un rapporto extraconiugale, costituiscono tuttavia un atteggiamento lesivo della dignità del partner»

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di Gabriella Lax
12 marzo 2021
15:16

Ha fatto il giro del Paese e suscitato tanto clamore la pronuncia del Tribunale di Palmi che ha addebitato la separazione ad un marito che su Facebook si dichiarava single, con l’annotazione “mi piacciono donne”. Del caso di sono occupate le avvocatesse Angela Sciarrone del foro di Palmi e Maria Pia Pulitanò del foro di Locri, difensori della ricorrente, matrimonialiste, che da tantissimi anni si occupano di questo settore.

«La sentenza che stiamo commentando – evidenzia Angela Sciarrone, del foro di Palmi - ha suscitato particolare interesse nell’opinione pubblica, oltre che negli addetti ai lavori, perché interessa un aspetto particolare dei social. Ci ritroviamo una pronuncia di addebito di separazione, considerando anche il profilo dei social che il marito aveva ritenuto di pubblicare ovvero quello di dichiararsi single. Si prende coscienza del risvolto che può avere questo modo, che ormai accomuna tanti, di usare Facebook e i social. In questo caso anche in un processo di separazione. L’augurio è che si diventi più responsabili, soprattutto per i minori, e le mamme e i genitori che usano anche immagini dei figli».


«Sotto il profilo di addebito, cioè di puro diritto, serve rilevare che non è facile che venga riconosciuto nei confronti di uno dei due coniugi – afferma Maria Pia Pulitanò del foro di Locri - in quanto deve essere la causa scatenante della frattura tra i due coniugi che poi conduce alla separazione. Ottenere l’addebito è una gran fatica. Il tribunale di Palmi, con la figura di Piero Viola, ha valutato attentamente tutte le prove, il processo è durato quattro anni e sono state tante: prove testimoniali lunghe, faticose e complesse, prove documentali e messaggistica, dalla quale si evincevano i tradimenti ossia la causa scatenante. La coppia prima del tragico evento che ha frantumato la convivenza andava d’accordo e non aveva problematiche, dunque il tradimento è stato l’elemento decisivo per il riconoscimento dell’addebito».

Per la sentenza «le indicazioni contenute sul profilo Facebook dell'uomo, pur non essendo completamente prova di un rapporto extraconiugale, costituiscono tuttavia un atteggiamento lesivo della dignità del partner proprio nella misura in cui pubblicamente è sin troppo palesemente rappresentano a terzi estranei un modo di essere o uno stato d'animo incompatibile con un leale rapporto di coniugio».

Giornalista
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