Dopo essere scampata a gravi ustioni e a un lungo coma, un’imprenditrice vede distrutta dalla tempesta la sua attività: «Ma io non mollo, anche se temo che i risarcimenti vadano a chi non ne ha bisogno». Una storia di resilienza, sacrifici e di un nuovo inizio ancora una volta spezzato
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Tra le pieghe di Harry una storia particolare, di acqua e di fuoco. Una delle vittime del ciclone che ha allagato parte di Catanzaro Lido è una imprenditrice tempo fa miracolosamente scampata alle fiamme.
In coma a Catania
Daniela Astorino subisce ancora periodici interventi di chirurgia plastica al Cannizzaro di Catania, dove è stata in coma per circa un mese e per oltre due in terapia intensiva. A maggio 2024 un incidente domestico in giardino ha innescato una fiammata che l’ha colpita in pieno. I medici non credevano si sarebbe ripresa. La tempra forte e la volontà di non lasciare da solo il figlio 14enne l’hanno aiutata a tornare in piedi, anche se ad un costo economico molto salato.
“Sono devastata addosso e nel morale, ma decisa a non mollare - ci dice Daniela nell’ufficietto attiguo al locale Cocò 24h Contemporary Luxury Break di via Niccoloso da Recco - In questi locali avrei voluto avviare un ristorantino di pesce, poi l’incidente ha fatto saltare tutto. Dopo essere uscita dal coma ho deciso di aprire questo Punto-ristoro self service, un investimento mica da poco, parliamo di circa 100mila euro”.
Ripartenza negata e annegata
A distanza di qualche mese ecco l’alluvione.

«Non riuscivo a dormire quella notte, con mio figlio siamo passati a vedere la situazione ed ancora era tutto sotto controllo - continua l’imprenditrice - poi le telecamere hanno smesso di funzionare. Subito i vigili del fuoco, che ringrazio perché sono stati meravigliosi, mi hanno aiutato a venire qui malgrado l’acqua alta ma il danno era già stato prodotto».
Il locale era un piccolo gioiello nel suo genere: doppia entrata, musica di sottofondo, puff con i libri di lettura e possibilità di scambiarsi sms tra loro usando penna e carta come un tempo, e poi le macchine distributrici con una grandissima varietà d’offerta: aperitivi, vino, birra, bibite d’ogni tipo; ed oltre agli immancabili caffè, cioccolata, the ed acqua persino prodotti da parafarmacia, insalate, tramezzini, snack salati e pronti, cibo e snack per i nostri amici pelosi, tutti prodotti di qualità con marche top.
Il canale incriminato
Secondo lei cosa è successo? «Ho visto tante altre mareggiate a Lido nella mia vita e credo che la causa maggiore sia stato il canale Barbaruzza ingrossato e probabilmente intasato dalla sabbia della mareggiata o da altri detriti che ne hanno impedito il deflusso».
E’ riuscita a salvare qualcosa?
«Poco o nulla, abbiamo dovuto svuotare anche centinaia di lattine e bottiglie, contaminate dall’acqua e dal fango. Ma il danno vero è nei 6 distributori ovviamente totalmente fuori uso. Sono davvero disperata – continua Daniela – anche per redigere l’elenco dei danni e pulire fango e acqua da sotto i distributori dovrei smontare la blindatura con costi che non posso permettermi dopo solo 6 mesi dall'investimento iniziale. Ed ai primi di febbraio ho già in calendario il prossimo intervento chirurgico che - se posso aggiungere- ricade tutto sulle mie spalle perché dopo i primi tempi l’assistenza sanitaria per gli interventi post ustione riguardanti il trattamento delle cicatrici non sono più riconosciuti. Sul viso fortunatamente sono stati molto bravi ed hanno evitato il trapianto di pelle ed i capelli fortunatamente sono ricresciuti. Il resto del corpo mostra ancora tutti gli effetti delle ustioni».
Fiducia in chiaroscuro
Ha fiducia nei risarcimenti annunciati?

«Non lo so, alterno giorni di forza morale ad altri di sconforto. Confido nel Comune e in coloro che se ne stanno occupando un ringraziamento particolare va all’assessora Furrer, sempre disponibile. Sa una cosa? Temo che se qualche soldo arriverà non andrà realmente a chi ne ha bisogno. Io sono una tosta, indipendente, ma non ho mai barattato nulla. Spero che gli aiuti arrivino ma soprattutto arrivino il prima possibile perché senza non sarò in grado di riaprire – conclude Daniela Astorino - questa attività può sembrare di nicchia per imprenditori benestanti, invece realmente è stata solo un'attività di ripiego per poter avere tempo e modo di curarmi attraverso le continue operazioni fuori regione che dovrò ancora sostenere per diversi anni, tempo che un altro tipo di attività non mi avrebbe certamente concesso».

