La lezioncina di Sainato non convince: le sue dimissioni restano imbarazzanti

Nella sua replica a un nostro articolo, l’ex esponente di Fdi (oggi è passato a Fi) spiegava il suo addio alla carica di vicesindaco di Locri come un atto dovuto. Ma si scopre che le norme non lo obbligavano affatto

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di Alessia Bausone
24 luglio 2020
15:44
Raffaele Sainato
Raffaele Sainato

Il garbo della replica del consigliere Raffaele Sainato è senz’altro apprezzabile ed apprezzata, dato che i toni più o meno manifesti della politica regionale ‘pungolata’ dalla stampa non sono spesso della medesima natura.
Peccato, però, che la lezioncina giuridica che Sainato propone nella richiesta di rettifica abbia una principale caratteristica intrinseca: essere errata.
Affermare che le dimissioni da vicesindaco di Locri siano state “dovute” in base a quanto imposto dall’articolo 122 della Costituzione e dallo Statuto di Regione Calabria è profondamente errato. La norma costituzionale, così come la legge attuativa (la 165 del 2004) lascia alle Regioni il potere di legiferare sui casi di ineleggibilità e incompatibilità e nulla recano in merito al regime di incompatibilità riguarderebbe il consigliere Sainato. Lo Statuto regionale, invece, all’articolo 38 reca: “Nel rispetto dei principi fondamentali previsti dalla normativa statale, la legge elettorale regionale, approvata a maggioranza assoluta dei Consiglieri, disciplina: a) il sistema elettorale e i casi di ineleggibilità e incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei Consiglieri regionali”.

 

La legge elettorale regionale (il Porcellum calabrese) non applica questa norma dello Statuto elencando i casi di incompatibilità e ineleggibilità, tant’è che nel 2011 l’allora consigliere del Pdl Giuseppe Nucera fece una apposita proposta di legge (la n. 248/9) “Disposizioni in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alla carica di Consigliere regionale” che non vide mai la luce, ma che prevedeva l’ineleggibilità tra la carica di consigliere regionale e la carica di “sindaci e gli assessori dei comuni fino a diecimila abitanti”. Anche quel caso non riguarderebbe il consigliere Sainato.

 

Insomma, le “esigenze statutarie” asserite non ci sono e, in ogni caso, non spiegherebbero le dimissioni delle due assessore comunali che a lui facevano riferimento, prontamente sostituite con fedelissimi del sindaco Giovanni Calabrese, estromettendo, di fatto, la sua area politica. Sul fatto che ciò sia o meno una scaramuccia locale concediamo il beneficio del dubbio alla luce di quanto espresso nella replica ma non mi si venga a dire che in un paese di medie dimensioni della Calabria (dove un cugino di primo grado non è certo un parente sconosciuto piombato da fuori Regione) non si conoscano o non si sia sentito parlare di un fatto come il furto di un ascensore comunale, reato penale e personale, ma che non può essere liquidato con le spallucce da chi da decenni ricopre cariche pubbliche all’interno del medesimo comune.

Giornalista
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