Stilo, il Comune “sfratta” i monaci ortodossi e trasloca nel loro convento

A causa dell'inagibilità del Municipio, i commissari che reggono l’amministrazione dopo lo scioglimento per mafia hanno deciso il trasferimento degli uffici nel complesso di San Giovanni Theristis. Vicenda delicata dalle sfumature teologali

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di Monica La Torre
27 luglio 2020
15:16
Un momento del trasloco
Un momento del trasloco

Alle 6 di mattina del 27 luglio, i lavoratori socialmente utili del comune di Stilo erano già impegnati nel trasloco di mobili e scartoffie dalla nuova casa comunale - miseramente inagibile, a dispetto della “giovanissima età” - all'adiacente complesso secentesco del convento di San Giovanni Theristis o San Giovanni nuovo, sede della comunità monastica ortodossa russa. A questo giro, però, le ripercussioni di quella che sulla carta sembrava una delle tante storie di lavoracci pubblici in salsa calabra, rischiano di avere un'eco “teologale”, diplomatica e politica di risonanza extraeuropea. Complice il ruolo centralissimo giocato dagli ortodossi di Calabria, che qui trovano la loro “Cattolica”, la loro casa, tanto nel dialogo con la sempre più fiorente comunità di migranti dall'Est, quanto -  soprattutto - con le diplomazie dei loro paesi di provenienza: ad iniziare dalla Russia. Ma andiamo con ordine...

 

Il trasloco, parte seconda

Il trasloco degli uffici era del resto già iniziato nei mesi scorsi, quando il Genio Civile, constatata l'inagibilità del municipio, ed anzi negata persino l'impossibilità di abitare il piano terra, aveva costretto l'amministrazione straordinaria del Comune di Stilo, sciolto per mafia nel marzo scorso, a ripiegare nell'ala a pian terreno del convento. (Che per inciso, pur essendo stato in passato sede amministrativa, era stata concessa agli ortodossi sin dal 2015. Qui, da qualche tempo, erano stati delocalizzati l'ufficio tributi e altre funzionalità. Ma è notizia di questi giorni l'attribuzione ad ufficio dell'autorità commissariale anche di alcune delle stanze dove vivono i monaci, al primo piano).

 

Dallo Stilaro alle Serre

Ovvio che la comunità di Stilo sia quindi in subbuglio. Il convento, assegnato all'associazione Ortodossi di Calabria e da questa concesso a monaci e preti di rito bizantino domina  l'intero brgo medioevale. E soprattutto, è al centro di un quadrilatero spirituale che dalla Vallata dello Stilaro sale fino alle Serre Vibonesi.

 

La montagna sacra

Il monte Stilo è la vetta sacra dei calabresi. Il luogo dove il dialogo tra monachesimo ortodosso e cattolico è reale, concreto, quotidiano. Al suo apice, la Cattolica: edificio simbolo della Regione, che riproduce le sue due croci, la greca e la latina. Per questo un semplice trasloco di uffici priva, seppur temporaneamente, quest'asse centrale di uno dei suoi punti di riferimento. Per questo, è importante che la comunità ortodossa riacquisti il prima possibile la piena fruibilità del bene.

 

Una rosa senza pari

Nella vallata dello Stilaro, tra San Giovanni Theristis a Bivongi, la Cattolica a Stilo, l'eremo di santa Maria della Stella a Pazzani, ed il loro dialogo con la Certosa di Serra san Bruno la convivenza spirituale tra le due matrici cristiane, caratteristica preziosa dell'identità calabrese, è fondamentale. La presenza, dopo vari ritorni ormai in pianta stabile dei certosini a San Bruno, dei rumeni a Bivongi, dei russi a San Giovanni nuovo crea una trama culturale, prima che religiosa che non conosce pari in tutta l'Europa occidentale. Essenza pregiata tipicamente calabrese, rafforza il ruolo diplomatico della nostra regione e getta una luce potente su tutte le tradizioni monastiche occidentali. Per questo, l'inagibilità della nuova casa comunale di Stilo, la rifunzionalizzazione degli spazi teatro dell'azione monastica stilara rischiano di limitare il raggio d'azione di una delle case del dialogo internazionale più vivaci e attive della comunità ortodossa italiana.

 

Un luogo d'azione e meditazione

Un luogo dove, tra l'altro, la comunità monastica, in accordo con l'Università per Stranieri di Reggio Calabria ha tenuto corsi universitari di lingua italiana per studenti provenienti proprio da quei paesi. Un luogo dove l'inserimento degli emigrati ortodossi nella realtà calabrese viene seguito con cura e attenzione ai minori, ospitati in classi speciali per l'apprendimento della storia e della cultura regionale. Un luogo, infine, che ha ospitato, quest'anno fino al trasloco degli uffici, famiglie disagiate impossibilitate a tornare nel paese d'origine causa lockdown, coinvolte in attività escursionistiche e ricreative. In questo frangente, va da sé che gli occhi della comunità spirituale religiosa calabrese e dell'intera comunità ortodossa nazionale e dell'est Europa, si guardi con particolare attenzione all'esito di questo “ridimensionamento” logistico.

Giornalista
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