Corigliano Rossano, abbattuto vecchio edificio: in ansia per i migranti che l’abitavano

VIDEO | Da dieci giorni non si ha più traccia degli immigrati che vivevano nel rudere. L’allarme lanciato dall’Associazione fraternità Giovanni Paolo II 

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di Matteo Lauria
23 luglio 2020
14:00

Da circa 10 giorni non si hanno più notizie di sei immigrati, tra magrebini e bulgari. E forse alcuni rumeni e sloveni. Bivaccavano in un fabbricato di fortuna in via Catania a Schiavonea, località costiera di Corigliano Rossano. Tra loro anche una donna 63enne, di origine slovacca, in stato depressivo, che usava questa sorta di garage come dormitorio.

 

Di tutte queste persone neanche l’ombra, proprio da quando sono stati abbattuti questi tre corpi di fabbrica. A lanciare l’allarme il referente dell’associazione fraternità “Giovanni Paolo II”  Giovanni Mulé e la mediatrice della comunità Carmen Florea. Tale struttura forniva assistenza sanitaria e legale, nonché beni alimentari. Sotto il periodo di pandemia, la stessa struttura interveniva nei confronti dei sei stranieri mediante la distribuzione di mascherine e guanti.

 

Carmen Florea racconta come le persone, al momento irrintracciabili, si recavano spesso presso lo sportello dell’associazione.  E tutto questo fino alla fine di giugno. Poi, il 7 luglio scorso, Carmen Florea si reca sul posto del loro alloggio di fortuna, in via Catania, e scopre che i fabbricati sono stati demoliti e sotto le macerie indumenti, effetti personali, materassi. «Quello che preoccupa - spiega la mediatrice - al momento è dove siano finite queste persone».

 

Il referente Mulé chiede alle autorità preposte e all’Amministrazione comunale di fare luce sul destino di questi invisibili che sembrano essersi dissolti nel nulla.  In particolare risulta allarmante la situazione della donna di 63anni, in condizioni precarie di salute.     

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