Il processo

Tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, chiesti sette anni per sacerdote vibonese

Si tratta di Graziano Maccarone, già segretario particolare dell’ex vescovo di Mileto Luigi Renzo. Invocata l’assoluzione per l'ex reggente della chiesa Madonna del Rosario di Tropea Nicola De Luca

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di G. B.
20 giugno 2022
15:55

Tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Questo il reato per il quale il pm della Dda di Catanzaro ha chiesto al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Tiziana Macrì, la condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione per Graziano Maccarone, 43 anni, già segretario particolare dell’ex vescovo di Mileto Luigi Renzo. L’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» è stata invece chiesta dal pm per Nicola De Luca, 42 anni, di Rombiolo (difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio), ex reggente della chiesa “Madonna del Rosario” di Tropea ed ex rettore del Santuario di Santa Maria dell’Isola.

I due sacerdoti sono entrambi sotto processo con l’accusa di aver costretto con violenza o minaccia R.M. a restituire una somma di denaro ammontante ad 8.950 euro, ricevuta in prestito dai due prelati, Nicola De Luca e Graziano Maccarone (rispettivamente 2.050,00 euro e 6.700 euro), per estinguere un debito originariamente contratto dal debitore e da una sua figlia con una terza persona che nel 2012 aveva ottenuto un’ordinanza dal giudice dell’esecuzione con l’assegnazione da parte della figlia di R.M. di beni per un valore di novemila euro, così dichiarando estinta la procedura esecutiva. Per evitare l’espropriazione dei beni pignorati alla figlia di R.M., i due prelati Graziano Maccarone e Nicola De Luca (ma per quest’ultimo è stata chiesta l’assoluzione) in un primo tempo sarebbero andati incontro alle richieste di aiuto loro rivolte loro da R.M., con don Nicola De Luca che gli avrebbe prestato la somma di 2.050,00 euro. Quindi, su richiesta del debitore, Graziano Maccarone avrebbe preso contatti con il creditore per consegnargli l’ulteriore somma di 6.700 euro, concordando con il debitore che non era necessario restituire l’intera somma data in prestito e che in ogni caso la restituzione sarebbe avvenuta in diverse rate, non appena il debitore avesse avuto la disponibilità di denaro e comunque a partire da Pasqua dell’anno successivo, cioè il 2013.

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