Terme Luigiane, il 4 febbraio nuova protesta a Guardia Piemontese

L'intento dei manifestanti, come già avvenuto dieci giorni fa, è di impedire nuovamente la riconsegna delle chiavi da parte dell'ormai ex società di gestione

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di Francesca  Lagatta
1 febbraio 2019
15:43

Non si placano le polemiche che ormai da settimane stanno animando la drammatica vicenda della chiusura del parco delle Terme Luigiane, il patrimonio naturalistico che sorge sul territorio dei Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese. Dopo la protesta del 21 gennaio scorso, i 250 dipendenti licenziati a dicembre torneranno a manifestare il loro disappunto il prossimo 4 febbraio e questa volta avranno il supporto dei commercianti della zona. La chiusura della stazione termale, infatti, potrebbe avere ripercussioni economiche su tutto il territorio circostante. L'appuntamento è per lunedì alle 10 in punto, innanzi alla sede della delegazione municipale del Comune di Guardia Piemontese.

«No alla consegna delle chiavi»

L'intento dei manifestanti, come già avvenuto dieci giorni fa, è di impedire nuovamente la riconsegna delle chiavi da parte dell'ormai ex società di gestione, la Sa.Te.Ca. Spa, che, contrariamente, metterebbe fine alle speranze, seppur flebili, di riaprire l'enorme parco in tempo per l'inizio della stagione turistica, fissata per il prossimo marzo. Proprio in questi giorni, infatti, sui tavoli della Regione si sta vagliando l'ipotesi di una proroga di gestione, scaduta, dopo vari rinvii, nel dicembre scorso.

Cosa potrebbe accadere

Non sarà facile però, questa volta, impedire ai rappresentanti della Sa.Te.Ca. Spa di rinunciare una volta per tutte alla gestione della stazione termale. I rapporti con i due Comuni guidati da Vincenzo Rocchetti e Giorgio Maritato (concessionari delle acque termali) e con la Regione Calabria (proprietaria dei beni naturali) sono tesi da tempo, tanto che all'incontro del 21 gennaio scorso nella Cittadella catanzarese, i vertici dell'azienda non si sono presentati, segno che la famiglia Ferrari potrebbe voler rinunciare a qualsivoglia ulteriore accordo atto a garantire il proseguimento delle attività, considerato che finora quelli degli ultimi anni sono stati tutti disattesi. Ed, inoltre, la proroga di gestione, che presumibilmente avrà la durata di 24 mesi, non consentirebbe agli imprenditori di fare investimenti mirati per favorire lo sviluppo economico di cui attualmente necessita l'intera area delle Terme Luigiane.

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