La testimonianza: «Mio figlio salvo grazie ai medici dell’Annunziata di Cosenza»

In una lettera, papà Andrea difende la bontà dell’operato dei camici bianchi oggetto di una vera e propria gogna social a seguito dei recenti decessi di neonati registrati nell'ospedale: «Questi accadimenti generano un vero e proprio sconvolgimento emotivo»

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di Redazione
7 giugno 2019
19:02
Ospedale di Cosenza
Ospedale di Cosenza

Dopo i casi dei neonati deceduti in circostanze da chiarire all’ospedale di Cosenza e l’ondata di polemiche seguite, a testimoniare l’impegno profuso dai camici bianchi del nosocomio bruzio arrivano le parole di un papà, Andrea Madeo, che racconta in una lettera la propria esperienza. Ne riportiamo il contenuto.

 

«Sono un padre che di recente ha avuto ricoverato un neonato affetto da una grave infezione sistemica e cerebrale nel reparto di neonatologia dell’ospedale Annunziata di Cosenza. Dati gli ultimi eventi spiacevoli accaduti presso tale reparto che hanno scosso i cuori dell’opinione pubblica, ho sentito il bisogno di raccontare e se possibile divulgare la mia esperienza personale nel reparto, in contrasto con i commenti indignati e a volte anche disgustosi letti sulle pagine dei social. Mio figlio ad una settimana dal parto, affetto da un’infezione neonatale grave e misconosciuta alla nascita, è vivo solo grazie ai medici della neonatologia perché hanno subito ipotizzato e trattato il caso con terapia antibiotica aggressiva, senza aspettare l’esito degli esami specifici, che si è  rivelata essere salvavita per mio figlio. Sono stati giorni angoscianti anche perché successivamente è arrivata la notizia che l’infezione era anche a livello cerebrale. Ci siamo affidati a Dio e alla sapiente mano dei medici che grazie alla loro competenza e professionalità hanno subito impostato una terapia efficace che nel giro di 24-48 ore ha dato gli esiti sperati, cioè da un bimbo entrato sostanzialmente in coma completamente ipotonico ad un bambino che anche se con difficoltà aveva ricominciato ad alimentarsi  al seno materno.

 

Nulla è stato lasciato al caso e nei 20 giorni di permanenza abbiamo avuto modo di confrontarci con persone umili, preparate che mai si sono fermate per vivacchiare, mai visti prendere un caffè, e soprattutto persone “umane”. Ma non solo questo. In quei giorni sono arrivati bambini da tutta la provincia e anche da Reggio Calabria e ci sono stati giorni in cui erano ricoverati più di 30 bambini forse. Infermiere che si sostituiscono alle mamme anche solo con una carezza. Medici ed infermieri tutti lavorano incessantemente senza soluzione di continuità e cercano di fare il loro meglio per salvare e curare le vite dei nostri figli. Forse data la notevole affluenza sarebbe il caso di potenziare il personale medico e infermieristico? Cosa che ovviamente dipende dagli organi regionali ma che ritengo opportuno evidenziare da cittadino. Mio figlio quindi ci è stato consegnato in ottime condizioni cliniche e con un percorso di controlli accurato e programmato già alla dimissione. Nulla da eccepire, anzi. Per questo mi sento in dovere, immedesimandomi nei medici ed infermieri che hanno vissuto sulla loro pelle momenti così drammatici per l’esito infausto, ma a quanto pare già abbastanza compromessi dall’inizio, degli ultimi  casi che hanno scatenato in me tanta tristezza da genitore». Due  casi così difficili e purtroppo ad esito infelice non possono minare né le coscienze del personale, perché operano sempre per il bene dei pazienti, nè il prosieguo della loro stessa attività perché tali accadimenti determinano sicuramente anche nel personale sanitario uno sconvolgimento emotivo, per poi sentirsi trattati come delinquenti, ignoranti e incompetenti dal furor del populismo ah pardon del popolo. Non possiamo far sì che l’eccellenza diventi normalità e che i pochi casi negativi rendano un’immagine e una concezione sbagliata e non fedele alla realtà, nell’immaginario collettivo».

 

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