La voce dei calabresi all'estero ai tempi del Covid e un sogno: tornare in Italia

Dall’Ecuador alla California, dalla Spagna al Brasile e fino all’Australia, le testimonianze dei ragazzi calabresi nel Caffè online, l’appuntamento quotidiano dell'ex parlamentare Franco Laratta

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6 maggio 2020
11:40

L’incubo, le paure, la speranza dei giovani calabresi nel mondo.
Dall’Ecuador alla California. Dalla Spagna al Brasile e fino all’Australia, la voce dei ragazzi calabresi al tempo del coronavirus nell’appuntamento quotidiano che da due mesi l'ex parlamentare Franco Laratta sta animando dal profilo Facebook: “caffè online”.

Dall’Ecuador la drammatica testimonianza del giovane Giuseppe Arnone: «I morti erano per strada, ovunque puzza di cadaveri. Noi rinchiusi in casa, senza poter far nulla. Il coronavirus ha messo in ginocchio il paese».

Arnone, una laurea in Economia e Finanza a Milano, Master in Finanza Aziendale sempre a Milano, Erasmus è stato in Estonia e poi in Russia. Analista Risk Management nel settore petrolifero - (Milano), dal 2018, per una multinazionale svizzera che produce cioccolato, ha lavorato a Zurigo, poi a Singapore ed ora è in Ecuador. Nonostante tutto, sa che dovrà rimanere, perché il suo percorso professionale è piuttosto avanzato.


Più tranquilla, ma comunque con tutte le restrizioni previste, l’esperienza di Nicholas Granata, 20 anni studente di Scienze dell'Amministrazione all'Unical. Era a Sofia (Bulgaria) per studio, nel momento dello scoppio della pandemia. Resterà fino a fine giugno.

Monica Spadafora vive in Olanda da 5 anni. La sua è una famiglia che da almeno due secoli lavora l’oro ed conosciuta in tutta Italia e all’estero con il papà Giovambattista. Per scelta ha lasciare la Calabria, vive in Olanda con il marito e un bambino di 2 anni; si occupa di sviluppo immobiliare. La pandemia è stata meno dolorosa in Olanda, forti le raccomandazioni ma poche le restrizioni. Lì funziona molto bene la rete dei medici di famiglia. Monica ha tremato per le notizie che arrivavano dall’Italia. Ora è casa col bambino, non esce, ma spera di fare un salto appena possibile in Calabria: «Io adoro la mia terra, l’aria pulita della Sila e tutte le nostre bellezze naturali. Qui in Olanda ha colpito molto la litigiosità della classe politica italiana. Non ci si doveva dividere in questo periodo drammatico».

E poi una dopo l’altra le testimonianze toccanti di Francesco Iaquinta, prima impegnato a Londra ed ora a Belfast in Irlanda del Nord.
Giulia Mazzilli, per 6 mesi in Erasmus a Madrid, nel momento in cui è scoppiata la pandemia si è rifugiata in Brasile dalla famiglia del suo ragazzo, dov’è rimasta tutt’ora bloccata.

Marta Cannizzaro, al 4º anno di giurisprudenza all’Università della Calabria, racconta il suo difficilissimo rientro da Madrid, con il papà costretto ad andare a prenderla in macchina all’aeroporto di Roma. «Nessuno ci ha mai fermato, nessuno ci ha controllato».

Silvio Sangineto, giovane calabrese, attualmente Principal User Experience Designer a Microsoft nel suo headquarter principale negli Stati Uniti.

Si occupa di intelligenza artificiale per prodotti di business. E da questa sua importante esperienza in Microsoft, sa già come le nuove tecnologie possono aiutare l’uomo ad affrontare queste emergenze. E descrive un futuro prossimo con i robot a fianco a l’uomo, per contrastare insieme i pericoli e per realizzare un futuro decisamente migliore.

E poi Dario Straface dall’Australia e Andrea Scarcelli da Amsterdam, le voci e i volti di tanti ragazzi calabresi che la pandemia ha sorpreso nei vari paesi del mondo. Inizialmente paura e angoscia. Oggi un po’ di serenità in più. Ed un sogno: «Vogliamo tornare in Calabria, se si creassero le condizioni migliori per lavorare».

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