Lo sfogo

Tortora, il racconto della ricercatrice picchiata a sangue: «Volevano aggredire anche mia madre»

Emergono ulteriori e drammatici dettagli in merito all'aggressione avvenuta lo scorso 6 agosto ai danni di una docente di Potenza in vacanza nella città del Tirreno Cosentino

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di Antonio Alizzi
6 settembre 2021
22:22

Residenti a Tortora, ma domiciliate in Campania, due delle persone coinvolte nella brutale aggressione ai danni di una ricercatrice potentina, avvenuta lo scorso 6 agosto nel comune dell’Alto Tirreno cosentino. Gli indagati - Gaetano Bonetti (45 anni), Carlo Bonetti (72 anni), Liliana Meraviglia (71 anni) e Amelia Strevella (40 anni) - sono stati attinti oggi all’alba da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di PaolaRosamaria Mesiti che, accogliendo le richieste della procura di Paola, ha disposto gli arresti domiciliari per l’intero nucleo familiare. 

Per il gip Mesiti, sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico degli inquisiti, alla luce delle indagini coordinate dal procuratore capo, Pierpaolo Bruni e dal pm Maria Francesca Cerchiara. Dagli accertamenti investigativi, condotti dai carabinieri della Compagnia di Scalea, diretta dal neo capitano Andrea d’Angelo, è emerso che i due uomini e le due donne abbiano picchiato con ferocia la vittima, che voleva accudire alcuni cani presenti nella zona in cui dimorava per le vacanze estive. 


Dal racconto della docente si percepisce anche tutta la violenza utilizzata dai quattro indagati, i quali, non soddisfatti di averla massacrata di botte, hanno minacciato pure la madre di lei. «Mi preme raccontare che, in attesa dell’arrivo del personale del 118, una delle quattro persone che mi ha aggredito fisicamente, si rivolgeva in maniera minacciosa nei confronti di mia madre, asserendole che “se avessi proceduto a formalizzare la denuncia”, ci sarebbero state gravi conseguenze nei confronti della stessa e che per tale motivo, mio padre sarebbe conseguentemente deceduto poiché urge di assistenza da parte di mia madre» ha dichiarato la persona offesa.

Gli atti criminali, tuttavia, sono iniziati ancor prima del giorno di Ferragosto, quando la donna aveva trovato danneggiato il cancello di casa, «tant’è vero che a tutt’oggi lo stesso non si chiude» ha evidenziato ai carabinieri. Le dichiarazioni della vittima, fa notare il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, «sono state poi ampiamente corroborate da quanto riferito» da altri due testimoni. 

La ricercatrice, sentita nuovamente a distanza di pochi giorni dall’aggressione, ha spiegato poi di essere stata bloccata fisicamente «nel mentre ero bordo della mia bici, dalla signora più anziana di cui non conosco le generalità. Ricordo che questa mi tratteneva dal davanti le mie braccia. Lei veniva supportata da una donna più giovane con i capelli neri, la quale in particolare cercava di togliermi dalla mano destra il mio cellulare, sempre tenendomi per l’avambraccio destro, entrambe scuotendomi ed urlando ma non capivo cosa dicessero». Ma dalla parte sinistra sarebbe arrivato un uomo «il quale mentre urlava frasi del tipo “ora ti faccio vedere io” in dialetto napoletano, mi attingeva con dei pugni al volto in particolare all’altezza dell’occhio sinistro». 

Un racconto drammatico pieno di dettagli. La ricercatrice, infatti, ha invano cercato di chiarire che non era stata lei a lasciare le ciotole con il cibo agli animali, ma i quattro indagati non hanno voluto sentire ragioni. Il gip Mesiti, infine, ritiene configurabile il reato di tentata rapina aggravata, oggetto della richiesta cautelare.

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