Traffico reperti archeologici in Calabria, recuperati beni per 10 milioni

FOTO | Il Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza traccia il bilancio del 2019 fondato sulle due grandi operazioni "Achei" e "Antiques" che hanno permesso di recuperare numerosi beni di rilevanza storico-artistica

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di Redazione
1 giugno 2020
11:24

Il 2019 è stato un anno intenso per i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza che hanno recuperato migliaia di reperti archeologici, frutto di scavi clandestini, sequestrato diversi beni d’antiquariato, tra cui importanti dipinti commercializzati in Calabria e provenienti da furti in abitazione consumati in tutta Italia, nonché diverse opere d’arte contemporanea false.

Numerosi, inoltre, sono stati i sequestri di immobili abusivamente costruiti all’interno di aree tutelate perché di interesse archeologico e paesaggistico. Il valore dei beni recuperati ammonta a oltre 10 milioni di euro. Il Nucleo di Cosenza ha proseguito, nel 2019, con l’attività di prevenzione che, associata alla costante attività repressiva, ha consentito di contrastare efficacemente le aggressioni criminali al patrimonio culturale calabrese.

 

Questo il bilancio delle operazioni portate a termine dai carabinieri nel 2019:

 

• 28 persone arrestate su ordinanza dell’autorità giudiuziaria;

• 2 persone arrestate in flagranza di reato;

• 145 deferite in stato di libertà, di cui 31 per reati contro il paesaggio;

• 43 beni antiquariali recuperati;

• 3.859 reperti archeologici;

• 6 controlli di sicurezza a musei, biblioteche ed archivi, finalizzati a prevenire i reati di furto e danneggiamento;

• 48 controlli ad aree archeologiche finalizzati a prevenire attività di scavi clandestini;

• 42 controlli ad aree paesaggistiche e monumentali finalizzati a prevenire abusi edilizi;

• 27 controlli ad attività antiquariali, fiere e mercatini di settore finalizzati a prevenire i reati di ricettazione e riciclaggio. 

 

Operazione Achei

Attraverso l’indagine “Achei”, è stata messa in luce l’esistenza di una articolata e ben strutturata associazione criminale, con base nel Crotonese ma con ramificazioni in altre regioni del territorio nazionale ed estero, dedita non solo agli scavi clandestini, ma anche alla ricettazione di materiale archeologico provento degli stessi. Le fasi del traffico illecito sono state documentate dettagliatamente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad arrivare alla vendita a collezionisti finali. Sono state documentate molteplici aggressioni in danno di siti archeologici calabresi, tra i quali “Apollo Leo” di Cirò Marina, “Castiglione di Paludi” e “Cerasello” nel Comune di Pietrapaola, in provincia di Cosenza.

 

Le acquisizioni investigative hanno altresì certificato collegamenti con alcuni soggetti esteri legati al traffico di reperti archeologici. Le attività di indagine nei vari Paesi coinvolti (Francia, Germania, Inghilterra e Serbia), sono state condotte in sinergia con le forze di polizia estere e coordinate da Europol, che ha organizzato uno specifico meeting operativo, ed Eurojuest, per il coordinamento delle autorità giudiziaria coinvolte nell’attività investigativa. Le misure cautelari personali disposte dal gip del Tribunale di Crotone sono state 23, di cui 2 in carcere e 21 ai domiciliari. Contestualmente sono state effettuate ulteriori 80 perquisizioni, eseguite in tutto il territorio nazionale nonché in Inghilterra, Francia, Germania e Serbia.

 

L’attività d’indagine ha consentito, inoltre, di recuperare più di 3.800 reperti archeologici nonché numerosi attrezzi ed apparecchiature utilizzate, all’interno di diversi ed importanti siti archeologici della Calabria, per eseguire le illecite ricerche di beni archeologici.

 

Operazione Antiques

Altra importante attività investigativa è quella denominata “Antiques”, condotta con il contributo del Nucleo Tpc di Napoli e coordinata dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria. Un'operazione che ha consentito di dare esecuzione a sette misure cautelari, disposte dal gipdi quel Tribunale, con le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti membri di un’associazione per delinquere, con base a Napoli e Brescia, finalizzata alla ricettazione ed alla illecita esportazione di beni antiquariali, provento di attività delittuosa, sui mercati francesi di Beziers, Montpellier ed Avignone. Nella circostanza, sono state deferite in stato di libertà ulteriori diciannove persone e, contestualmente, si è data esecuzione a 27 perquisizioni locali eseguite sull’intero territorio Nazionale.

 

L’attività d’indagine ha consentito di recuperare numerosi beni di rilevanza storico – artistica, dal Seicento all’Ottocento italiano, provento di furto ai danni di abitazioni private, per un valore di circa 500.000mila euro. Molti beni sono stati sequestrati al valico di Ventimiglia, che, stimati da un funzionario del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, ne ha quantificato il valore economico complessivo in circa 1.500.000mila euro. Inoltre, molti beni sono stati esportati in territorio francese senza la prescritta autorizzazione ministeriale. In particolare, si tratta, prevalentemente, di elementi di arredo antico e di pregio, quali: sculture in marmo e bronzo, consolles, dipinti su tavola e su tela, suppellettili in argento, in ceramica e in porcellana.

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