Raganello: «Antonio De Rasis un eroe, è morto per salvare il gruppo»

VIDEO | Amelia traccia un profilo del fratello, guida esperta, tra i soccorritori di Rigopiano, rimasto vittima della tragedia di Civita: «È entrato nel cuore di tutti». Le parole di Franzese, presidente del soccorso alpino: «Aveva le capacità tecniche per scampare alla furia del torrente»

 

di G. D.A.
21 settembre 2018
10:08
Antonio De Rasis
Antonio De Rasis

Conosceva quelle gole come le sue tasche, amava e rispettava la montagna, la sua casa. Guida esperta, volontario dei Protezione civile, Antonio De Rasis perse la vita insieme ad un gruppo di escursionisti nella tragedia del Raganello. Un mese dopo, Civita ha omaggiato quelle vittime con una partecipata fiaccolata. Vite travolte e spazzate via da un’ondata di piena in una normale giornata d’estate. A tracciare il profilo umano del 32enne di Cerchiara, unica vittima calabrese, la sorella Amelia presente alle celebrazioni, che ha ricordato l’affetto dimostrato dalla folla in occasione dei funerali del fratello: «Non potevamo mai immaginare che avesse tutti questi amici. Un po’ il lavoro, un po’ il far parte del soccorso alpino gli ha fatto conoscere tanta gente ed è entrato nel cuore di tutti».

 

La sorella: «Per noi, un eroe»

Sempre in prima linea, aveva dimostrato professionalità e tecnica: «Sono certa, conoscendo mio fratello, che si è speso per gli altri. È stato a Rogopiano (dopo la valanga che distrusse un albergo e uccise 29 persone) tra i pochi scelti per la Calabria perché era scia alpinista. Quindi è un eroe, per la mia famiglia è un eroe. Lo è sempre stato».

Intervista di Salvatore Bruno

«Antonio rimasto ultimo del gruppo gridava di andare avanti»

Non si comprende chiaramente cosa sia accaduto in quei drammatici momenti, in quella disperata fuga da quel paradiso diventato in poco tempo un inferno di morte. Luca Franzese, presidente soccorso alpino e speleologico Calabria racconterà: «Una nostra squadra ha trovato il corpo di Antonio De Rasis, guida di un gruppo all’interno delle Gole. Ricordo molto forte, perché faceva parte del Soccorso alpino tante volte era intervenuto nei su 8-9 anni in operazioni molto complesse anche nelle Gole Raganello. Ha partecipato anche fuori regione, una su tutte nel sisma in Abruzzo. Molto probabilmente – aggiunge – credo che se avesse voluto con 20 secondi, mezzo minuto poteva salvarsi. Aveva le capacità tecniche per farlo». Una versione confermata da testimoni: «Quando abbiamo tirato su dal Ponte del diavolo un superstite ci ha detto: “Ma la guida è rimasta l’ultima. Ci ha gridato di andare avanti, di salire, di metterci in salvo, aggrapparci alle pareti e alla roccia". Lui è rimasto l’ultimo, la penultima persona si è salvata. Antonio no». g.d'a.

Lo Speciale Raganello, la tragedia nelle gole

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Giornalista
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