Truffe sull’Agricoltura, la versione di Carmelo Gallico: «Nessuna responsabilità»

Interrogatorio di garanzia per lo scrittore 55enne finito nell'inchiesta della Dda di Reggio denominata Cerere. L’indagato ha sostenuto di aver revocato la domanda di aiuto comunitario dopo il sequestro del conto corrente della sorella Teresa

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di Redazione
16 dicembre 2018
11:12
Carmelo Gallico
Carmelo Gallico

Ha risposto e ha rigettato tutte le accuse che la Procura antimafia gli contesta. È stato sottoposto a interrogatorio di garanzia Carmelo Gallico, il 55enne finito nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria denominata "Cerere". Gallico, accompagnato dagli avvocati Guido Contestabile e Davide Barillà, ha risposto alle domande del gip distrettuale Domenico Santoro sostenendo di non avere nessuna responsabilità in merito alle contestazioni che gli vengono addebitate, vale a dire tentata truffa aggravata dall’avere agevolato la cosca Gallico.


L’indagato, infatti, ha dichiarato di non avere nessuna responsabilità se non quello che già aveva fatto l’amministratore giudiziario durante il periodo in cui i terreni di proprietà di sua sorella Teresa Gallico: farsi firmare i documenti per fare richiesta dei fondi europei per l’agricoltura. L'indagato, inoltre, ha sostenuto che quando l’autorità giudiziaria ha sequestrato il conto corrente della sorella aveva revocato la domanda di aiuto comunitario. Alla fine dell’interrogatorio gli avvocati Contestabile e Barillà hanno chiesto al gip Santoro la revoca della misura. Oggi, invece, sarà interrogata Teresa, detenuta nel carcere de L’Aquila, dove sta scontando una condanna a 17 anni di carcere per associazione mafiosa e altri reati tutti aggravati. Ieri è stato interrogato anche Giuseppe Demetrio Gangemi. Nell’operazione della Dda sono rimasti coinvolti anche Domenico Laganà, finito in carcere; Domenico Cambareri, Maria Curatola e Pierina Elvira Curatola, finiti ai domiciliari, e Caterina Cicciù, all’obbligo di firma. Tutti sono accusati dalla Dda reggina di associazione per delinquere e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare le consorterie mafiose.

 

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