Truffa Fideuram, condannato a 6 anni l’ex promoter finanziario che raggirò decine di risparmiatori

Il caso divenne nazionale. L’indagine era partita dalle segnalazioni di alcuni clienti della banca che avevano affidato il loro denaro a Vincenzo Torchia 

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di T. B.
22 giugno 2021
20:38

Sei anni e quattro mesi di reclusione, oltre a quasi sette mila euro di sanzione pecuniaria e interdizione dai pubblici uffici per Vincenzo Torchia con risarcimento danni.  Quattro mesi di reclusine, sospensione condizionale della pena e non menzione, per Cinzia Bruno. Hanno deciso così i magistrati in merito ad una vicenda di articolati truffe e raggiri che portò Lameza alla ribalta delle cronache nazionali.

Un corposo gruppo di risparmiatori di Banca Fideuram si affidarono ad un promoter finanziario per poi vedere finire in fumo il loro denaro. La vicenda partì nel 2016 e vide le segnalazioni allargarsi a macchia d’olio. Poi l’intervento dei finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro e del gruppo di Lamezia Terme, coordinati dalla Procura, che nel 2019 arrestarono Vincenzo Torchia per truffa aggravata e autoriciclaggio e diedero esecuzione a d un decreto sequestro preventivo per un importo pari a poco meno di 4,7 milioni di euro.


Nella vicenda vennero coinvolti anche altri indagati oggi assolti: Gianluca Condina, Santo Mario Adamo, Carlo Estini Ottavio; Ida Rosa Condina e Pasquale Torchia. Le accuse erano a vario titolo riciclaggio, truffa, associazione per delinquere e trasferimento fraudolento di valori.

L’ex promoter ometteva di trasmettere alla banca Fideuram gli ordini di investimento dei clienti, rilasciando a questi, allo scopo di fare apparire valide le condizioni del rapporto finanziario intrapreso, false rendicontazioni. Torchia, poi, descritto come un carismatico ammaliatore, induceva in errore i clienti dell’istituto di credito promettendo loro presunte operazioni finanziarie vantaggiose.

Il denaro veniva veicolato su carte di credito prepagate e operazioni di home banking, allo scopo di renderne difficoltosa l’individuazione. In alcuni casi, addirittura, una parte di denaro sarebbe stata anche trasmessa su piattaforme finanziarie estere anche con sede in paesi a fiscalità privilegiata. Il private banker avrebbe “movimentato” oltre 3 milioni di euro provento di truffa, riuscendo nel tempo ad ingannare i risparmiatori e fornendo loro false rendicontazioni o spostando, di volta in volta a seconda della necessità, del denaro sui loro conti per rendere credibili i frutti degli investimenti.

Giornalista
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