Tumore alla mammella, il Tar boccia il ricorso dei privati: operano solo gli ospedali

Rigettata l'istanza cautelare proposta da una clinica privata di Cosenza e sottolinea la necessità di superare la frammentazione dell'offerta sanitaria decisa dalla struttura commissariale

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di Luana  Costa
29 novembre 2020
10:25
Il Tribunale amministrativo della Calabria
Il Tribunale amministrativo della Calabria

Non supera il valico del primo vaglio del Tribunale amministrativo regionale il ricorso promosso da Villa del Sole e da un gruppo di sue pazienti che hanno impugnato in sede amministrativa il decreto emanato nel luglio scorso dall'ex commissario ad acta, Saverio Cotticelli, istitutivo dei percorsi di breast unit regionale.

 


Il provvedimento commissariale individuava, infatti, con grande ritardo i tre centri di riferimento per il trattamento del tumore alla mammella, tutti pubblici e facendo espresso divieto ad ulteriori strutture pubbliche o private accreditate di erogare prestazioni chirurgiche inerenti la cura di patologie oncologiche senologiche. 

 

Il riordino della rete oncologica

Il documento nasce all'interno del piano di riordino della rete oncologica regionale, sulla base delle direttive nazionali e anche sulla scorta delle molteplici sollecitazioni giunte dal tavolo interministeriale che vigila sui conti della sanità calabrese. Il tumore alla mammella rientra, infatti, tra le patologie più soggette a mobilità passiva, da qui la necessità di individuare centri qualificati e dotati dei requisiti stabiliti a livello nazionale: un volume di 135 casi chirurgici trattati annualmente e la possibilità di esecuzione della valutazione del linfonodo sentinella senza il quale non si è autorizzati al trattamento chirurgico.

 

Opera solo il pubblico

All'esito delle verifiche realizzate dalla struttura commissariale solo quattro le aziende ospedaliere in possesso di tali requisiti: l'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, l'azienda ospedaliera Annunziata di Cosenza, il grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria e l'azienda universitaria Mater Domini di Catanzaro. Quattro in Calabria con il divieto espresso a non svolgere attività chirurgiche per tutte le altre strutture. Un vincolo che aumenta da un lato la specializzazione delle breast unit riunite in equipe chirurgiche e operanti attraverso un gruppo multidisciplinare ma riduce pesantemente di converso l'operatività del privato.

 

Il ricorso del privato

Questo il senso del ricorso proposto dalla clinica privata cosentina Villa del Sole, assistita in giudizio dall'avvocato Carmela Mirabelli, che ha impugnato dinnanzi al Tar il provvedimento chiedendone l'annullamento. La seconda sezione del Tribunale amministrativo ha, tuttavia, rigettato l'istanza cautelare confermando almeno per ora l'efficacia del decreto e rinviando la trattazione nel merito. Per i giudici amministrativi "non sussistono i presupposti per disporre l’invocata sospensione dell’efficacia degli atti impugnati". Il provvedimento si uniforma alle prescrizioni contenute nel decreto ministeriale 70 del 2015 e nel successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del gennaio 2017, nonché alle indicazioni del tavolo ministeriale di monitoraggio. 

 

Troppa frammentazione

I criteri fissati nelle normative nazionali sono, infatti, volte a "superare la frammentazione delle attività di chirurgia della mammella in un numero eccessivo di strutture che non raggiungono adeguati standard" fissati appunto in 135 interventi annui. Restano per ora i quattro centri hub gli unici deputati ad effettuare interventi chirurgici per il carcinoma della mammella, poichè gli unici dotati dei requisiti fissati per legge.

Giornalista
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