In Calabria la Lega si slega: Furgiuele verso Fi, consiglieri in uscita e pioggia di defezioni

Salvini ha promesso che metterà personalmente le cose a posto, ma quando arriverà qui giù rischia di non trovare un partito da salvare. Ecco tutte le tensioni che fanno traballare il Carroccio dal Pollino allo Stretto

di Enrico De Girolamo
14 maggio 2020
15:42
Domenico Furgiuele, Cristian Invernizzi e Matteo Salvini
Domenico Furgiuele, Cristian Invernizzi e Matteo Salvini

Nel corso dell’intervista di Pasquale Motta su LaC, Salvini ha ammesso i problemi del partito in Calabria, aggiungendo che sarà proprio lui «a mettere le cose a posto». Però, farebbe bene a sbrigarsi, altrimenti quando arriverà in Calabria per risolvere i problemi della Lega, una Lega da salvare potrebbe non trovarla più, nonostante il 12,2 per cento di consensi rastrellati alle ultime regionali.

Il Carroccio traballa e perde le ruote  

Da queste parti, il Carroccio traballa più che altrove e le ruote rischiano di staccarsi una dopo l’altra. Si fanno sempre più insistenti, infatti, le voci di imminenti defezioni tra i consiglieri regionali ed esponenti di primo piano del partito che Salvini ha affidato a Walter Rauti, giovane e semisconosciuto dirigente molto vicino al leader, nominato vice responsabile nazionale per gli enti locali.

Rauti contro tutti

Il milanese Rauti (ma è originario di Charavalle, in provincia di Catanzaro) ha surclassato pure il bergamasco Cristian Invernizzi, oggi segretario regionale del partito, dopo esserne stato il commissario inviato dal profondo Nord per mettere in riga, con accento della Val Brembana, i leghisti calabresi. Ma tra i due i rapporti sarebbero buoni, anzi sarebbe stato lo stesso Invernizzi ad avallare il “mandato” di Rauti, non potendo più permettersi di soggiornare troppo a lungo in Calabria, come è stato costretto a fare quando ha vestito i panni di commissario.
Dal canto suo, Rauti - descritto dall’interno del partito come “un burocrate” che esegue alla lettera il compito che gli è stato affidato, cioè disinnescare le mire personalistiche - non gode proprio per questo di grandi simpatie. Un’avversione che è diventata palese in occasione delle candidature per le regionali dello scorso gennaio. In quell’occasione, il giovane Walter - fedele alle consegne salviniane - ha fatto il lavoro sporco di Invernizzi, attirandosi nuove e più virulente antipatie.

Le teste cadute e quelle incoronate

È stato lui, ad esempio, che ha sponsorizzato (senza successo) la candidatura a presidente della Regione del sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, all’epoca in cui il primo cittadino di Cosenza Mario Occhiuto era nel mirino di Salvini che premeva per «un sindaco bravo»; è stato lui, sempre Rauti, che ha spinto per la nomina di Nino Spirlì (amico di Salvini) a vicepresidente della giunta regionale, lui che ha prima chiesto e poi bocciato la candidatura di Michele Gullace, già segretario provinciale della Lega a Reggio Calabria, cancellato a sorpresa la sera della presentazione delle liste e sostituito con Roy Biasi (ex FI ed ex Fdi), una beffa che non ha lasciato altra soluzione a Gullace che uscire dalla Lega tre giorni prima delle elezioni.

Da parte è stato messo anche il giovane e promettente Carmine Bruno, di Roccella Jonica, fondatore ed ex segretario regionale giovani Lega Calabria (si è dimesso dopo il benservito), al quale è stata preferita la reggina scopellitiana e attuale capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale Tilde Minasi.

Sofo e Furgiuele remano contro

Ma nel mirino di Rauti ci sono soprattutto due target da abbattere: il deputato Domenico Furgiuele e l’europarlamentare Vincenzo Sofo, che da tempo hanno reso palese l’intenzione di prendersi il partito in Calabria. Prima nemici, poi alleati e infine “indipendenti”, Furgiuele e Sofo si muovono oggi in autonomia, cercando di alimentare ognuno per conto suo la fronda del dissenso nei confronti del duplex Invernizzi-Rauti, ma soprattutto puntando agli incarichi di sottogoverno che la Regione si appresta a distribuire con le società partecipate. Un classico da manuale Cencelli, che dovrebbe vedere i partiti come unici interlocutori.

Furgiuele e Santelli vicini vicini

Invece, il deputato e l’europarlamentare starebbero scavalcando i rappresentanti ufficiali - leggi Rauti e Invernizzi di cui sopra - contattando direttamente Jole Santelli. Chi è sempre più vicino alla governatrice (anche fisicamente, in barba alle misure di distanziamento anti-covid) è soprattutto Furgiuele, che starebbe trattando il suo ingresso in Forza Italia. La Lega potrebbe perdere così il suo unico parlamentare calabrese, che però a causa delle sue parentele scomode già vive da tempo la dimensione del reietto. I rumors parlamentari riferiscono di un imminente passaggio nel partito azzurro, e tanti saluti a Salvini, Rauti e tutto il cucuzzaro.

Quelli con un piede fuori

Pronto a fare la valigia, ma non si sa per dove, sarebbe anche Antonio Chiefalo, coordinatore di Catanzaro e candidato alle regionali con un risultato di quasi 4000 preferenze personali, che all’indomani della nomina di Spirlì a vicepresidente della giunta regionale, definì la scelta «un ripiego». «Una nomina – aggiunse - che tra l’altro nasce vuota e dal retrogusto di mero pagamento di “debito politico” tenuto conto della assoluta magrezza se non insignificanza delle deleghe assegnate, peraltro alcune da disimpegnare in co-sharing con la governatrice Santelli». Insomma, se non è un addio alla Lega poco ci manca.

Chi ha già sbattuto la porta 

Chi invece se n’è già andato è stato Luigi Novello, medico molto stimato di San Lucido con in dote 5000 preferenze che ha bruciato i ponti con Salvini, «capace solo di protestare e di soffiare sul fuoco del populismo e completamente disinteressato alla Calabria», denunciando pubblicamente «la fumosità di un partito in cui abbiamo intravisto una possibilità di cambiamento e che, invece, è stato solo capace di tradire la nostra gente e la nostra fiducia».

Non va meglio in Consiglio regionale

Ma neppure in Consiglio regionale la poltrona conquistata sotto le insegne di Alberto da Giussano sembra dare sufficiente conforto, e il gruppo della Lega rischia di essere dimezzato. Il più deluso è l’ex presidente regionale di Coldiretti, Pietro Molinaro, che ha mancato la nomina ad assessore all’Agricoltura che pare fosse cristallizzata in un accordo nazionale poi non rispettato. Insofferente fino ad accarezzare l’idea dell’addio al gruppo è pure Filippo Mancuso, anche lui rimasto senza l’ambito assessorato.


Insomma, quando Salvini deciderà di scendere qui giù per mettere “le cose a posto”, come dice lui, si ritroverà a disinnescare una bomba che continua a ticchettare in maniera sempre più incalzante e rischia di disintegrare la Lega calabrese.

 

AGGIORNAMENTO
In serata l’onorevole Furgiuele è intervenuto per replicare a quanto abbiamo scritto. Qui le sue dichiarazioni e la nostra controreplica.


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