Uccise il padre, riconosciuta la provocazione: pena dimezzata

Alessandro Manzi, di Rossano, freddò il genitore con una fucilata giustificando il gesto con le vessazioni subite dall’uomo

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di Redazione
29 ottobre 2019
16:41
Un’aula di tribunale
Un’aula di tribunale

I giudici della Corte d'appello di Catanzaro hanno dimezzato - 9 anni invece che 18 anni e 10 mesi - la condanna inflitta a Alessandro Manzi, di 28 anni, accusato dell'omicidio del padre, Mario, avvenuto il 17 novembre scorso a Rossano. Nell'occasione, la vittima fu uccisa con una fucilata. Subito dopo il delitto Alessandro Manzi si era costituito ai carabinieri giustificando il gesto con le vessazioni subite dal genitore, noto alle forze dell'ordine. I giudici d'appello, accogliendo la tesi del difensore dell'imputato, l'avv. Ettore Zagarese, hanno escluso l'aggravante della premeditazione e hanno concesso al parricida la circostanza attenuante della provocazione in misura prevalente. Il Pg d'udienza aveva invece concluso chiedendo la conferma della sentenza di primo grado. «Oggi - è stato il commento di Zagarese - si è scritta una bella pagina di storia processuale. Il mio cliente non ha mai negato la gravità del suo gesto ma ha chiesto che venissero considerate le ragioni che lo avevano a ciò indotto. I Giudici di secondo grado lo hanno fatto appieno per cui giustizia è stata fatta. Attendo ora il deposito delle motivazioni».

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