L’appello

Ucciso e bruciato nel 2008, Stella Giurlanda ricorda il fratello: «Non è un dolore solo privato, diventi collettivo»

La ragazza ha lasciato le Preserre vibonesi e ora abita a Verona: «La sua memoria segni la coscienza di tutti, affinché si distingua sempre tra il bene e il male»

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di Pietro Comito
9 novembre 2022
10:44
Nel riquadro Antonio Giurlanda
Nel riquadro Antonio Giurlanda

«Avrei voluto fosse qui, al mio fianco. Avrei voluto che mi cantasse “Buon compleanno”. Vorrei dirgli che mi manca, mi manca tanto. Glielo dico ogni giorno, nelle mie preghiere e nei miei pensieri. Un fratello non si dimentica. E la dolcezza del suo ricordo mi accompagna sempre così come il dolore, latente, con il quale si è costretti a convivere dopo un evento così tragico che cambia per sempre la storia di una famiglia intera». Stella ora vive a Verona. La sua vita è cambiata oltre quattordici anni fa, quando suo fratello, Francesco Antonio Giurlanda, scomparve da Soriano.

Era il 27 gennaio del 2008. Circa un mese dopo, il suo corpo fu ritrovato carbonizzato in una zona boschiva della vicina Gerocarne. Fu assassinato a colpi di pistola la sera stessa in cui sparì senza lasciare traccia, poi lasciato dentro la sua auto, condotta in quel luogo sperduto tra gli alberi e qui bruciato.


«Mio fratello non ha mai avuto né verità né giustizia – ricorda Stella – e alla luce del tempo decorso non sappiamo se mai l’avrà. Ciò che conta, per me, adesso, è mantenere vivo il ricordo. Anche esternando un dolore che è intimo, sì, ma deve restare anche collettivo, affinché certi fatti non si ripetano». Purtroppo, però, in questa realtà, nelle Preserre ritornate teatro di una guerra di ‘ndrangheta, in uno dei buchi neri calabresi della lupara bianca, Francesco Antonio Giurlanda non fu il primo né è stato l’ultimo ad essere ucciso. La sua è una famiglia di persone perbene, ma il ragazzo finì in un contesto di persone poco raccomandabili e, a causa di vecchi rancori, per futili motivi, dopo un brindisi non corrisposto, pagò con la vita.

«Io voglio ricordare mio fratello così com’era – racconta Stella – ovvero un ragazzo dolce, gioviale, legato alla famiglia. E non eravamo solo noi, suoi stretti congiunti, ad avere questo affetto nei suoi confronti, ma anche tutti coloro che lo hanno conosciuto davvero». Non fu un omicidio di mafia, il suo. Le indagini della Procura di Vibo Valentia e dei carabinieri consentirono di chiarire i retroscena, ma gli elementi acquisiti non furono sufficienti, allora, per chiudere il cerchio e sostenere un dibattimento contro i presunti assassini.

«Forse non avremo mai giustizia per quello che è accaduto, ma voglio che si preservi il ricordo – conclude Stella Giurlanda – affinché certi fatti non si ripetano, affinché certi episodi rimangano vivi nella memoria e costruiscano una coscienza collettiva che distinguere sempre tra il bene ed il male»

Giornalista
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