Uso tamponi rapidi, il virologo: «Stiamo fotografando una discesa dei casi che non c’è»

Test molecolari ridotti in tutte le regioni da quando quelli antigenici sono considerati al pari. Ma Francesco Broccolo raccomanda che solo i primi siano presi in considerazione per il conteggio quotidiano dei positivi

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di Redazione
2 febbraio 2021
22:36

I test molecolari si sono ridotti in tutte le regioni a partire dal 15 gennaio scorso, quando i test antigenici sono stati considerati insieme ai primi nel conteggio complessivo, all'interno del bollettino quotidiano del ministero della Salute. È quanto emerge dall'analisi dei dati, sia nazionali sia nelle singole regioni, condotta sulla base dei dati riportati nel bollettino del ministero.

Considerando la minore sensibilità dei test antigenici rapidi (tasso di positività medio 0,8%) rispetto ai molecolari (tasso di positività medio 8%), il risultato è che «stiamo facendo una fotografia sbagliata del quadro epidemiologico italiano: stiamo parlato tutti i giorni di una discesa che non c'è», osserva il virologo Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca.


«La raccomandazione - ha aggiunto - è che il valore dei casi positivi venga calcolati ogni giorno solo sulla base dei tamponi molecolari. Anche perché i risultati dei test hanno un peso importante nelle decisioni relative ai colori delle regioni».

Dall'analisi dei dati emerge che in Lombardia il numero dei test molecolari si è ridotto dai 32.000 registrati prima del 15 gennaio a 22.000, in Veneto da 16.000 a 14.000 e in Piemonte da 18,000 a 6.000. Nel Lazio, inoltre, i test molecolari si sono ridotti da 16.000 a 11.000, da 18.000 a 11.000 in Campania e da 17.000 a 13.000 in Emilia Romagna.

Considerando poi le percentuali dei tamponi molecolari sul totale dei tamponi, i dati più recenti disponibili, del 27 gennaio scorso, indicano che in alcune regioni l'arrivo dei test rapidi è stato irrilevante, come è accaduto in Molise, dove i test molecolari sono il 99,5% del totale, e in Basilicata (96,8%), Calabria (90,2%), Puglia (89,8%), Campania (89,6%), Valle d'Aosta (84,9%) e Sardegna (84,6%). «Di fatto - rileva il virologo - queste regioni fanno pochissimi tamponi e quei pochi sono molecolari».

Alcune regioni, prosegue, «sono invece andate a erodere molto i test molecolari», come hanno fatto Piemonte (37,2%) e Sicilia (37,1%); i test molecolari non raggiungono il 50% del totale dei test in Veneto (39,1%), provincia autonoma di Bolzano (39,8%) e Lazio (44%). In altre regioni i test molecolari superano invece la metà dei test, come Emilia Romagna (59,6%), Liguria (57,8%) e Umbria (56,5%). In altre, infine, l'erosione è stata minore, come in Friuli Venezia Giulia (60,7%), Toscana (61,2%), provincia autonoma di Trento (61,9%), Abruzzo (70,9%), Lombardia (73,3%) e Marche (76,4%).

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