Processo Sisifo

Usura a imprenditore lametino, in Appello un’assoluzione e due rideterminazioni della pena

La prima sentenza di secondo grado era stata annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione. La vicenda risale al 2007

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di T. B.
10 febbraio 2022
18:12

Un’assoluzione, due rideterminazioni di pena e revoca delle confische. Si è concluso così in appello il giudizio di rinvio dalla Corte di Cassazione la vicenda processuale nota come “Sisifo” nata nel 2007 da un’accusa di usura ai danni di un imprenditore lametino operante nel settore dell’impiantistica elettrica.

Il giudizio celebrato dinnanzi alla Corte di Appello di Catanzaro, presieduta dal Fabrizio Cosentino, Ippolito Luzzo e Maria Rita De Girolamo a latere, riguarda Rosario Notarianni difeso dall’avvocato Aldo Ferraro, Antonio Salatino difeso dagli avvocati Pino Spinelli e Antonio La Russa, Concetto Trovato difeso dall’avvocato La Russa, Vincenzo Giampà, difeso dall’avvocato Pino Spinelli, Sergio Greco, Ugo Roberto difeso dagli avvocati La Russa e Lucio Canzoniere e Olandini Francesco difeso dall’avvocato Gianluca Careri.


La Corte di Cassazione, con sentenza del 20 luglio 2018, aveva annullato la condanna a tre anni e quattro mesi per il reato di usura pronunciata in secondo grado nei confronti di Rosario Notarianni nonché le confische disposte nei confronti degli imputati, con conferma delle condanne comminate all’esito del giudizio di primo grado.

La Corte di Appello di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio, ha assolto Notarianni dall’unico reato in contestazione “perché il fatto non sussiste”, disponendo nei suoi confronti la revoca delle pene accessorie, della confisca e la conseguente restituzione dei beni.

La Corte ha poi operato una rideterminazione delle pene comminate nei precedenti gradi di giudizio nei confronti di Concetto Trovato condannandolo alla pena di 3 anni di reclusione ed assolvendolo del reato di tentata estorsione.

Per quanto riguarda Vincenzo Giampà è stato condannato alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione, escludendo la recidiva; la Corte ha altresì disposto la revoca della confisca dei beni nei confronti degli imputati Olandini, Salatino e Giampà nonché dei terzi interessati, disponendo la restituzione in loro favore dei beni, confermando per il resto e respingendo le richieste di refusione delle spese proposte dalle parti civili.

Giornalista
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