Vaccini anti-Covid, Partigiani della scuola pubblica: «Prima studenti e insegnanti»

VIDEO | Il gruppo spiega che essendo i più esposti a movimento e socialità, vaccinarli tra i primi anticiperebbe l’immunità di gregge

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di T. B.
2 gennaio 2021
21:00

I “Partigiani della Scuola Pubblica”(Psp) non condividono il calendario delle vaccinazioni varato dal ministero e associandosi a quanto sollevato dalla sociologa Chiara Saraceno chiedono che la campagna nelle scuole venga anticipata «sempre nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».


«La tabella di vaccinazione del ministero della Salute, che prevede la vaccinazione dei docenti a marzo, è da rivedere. Per rientrare in sicurezza nelle scuole – spiegano i Partigiani - bisogna vaccinare docenti e studenti, per raggiungere subito l’immunità di gregge e colmare il gap formativo derivato dalla didattica a distanza».



«La dad – continuano - ha egregiamente assolto al suo compito in fase di emergenza, ma ha penalizzato i ragazzi sotto il profilo dell’integrazione, della relazione sociale e non ha escluso fenomeni di cheating. Può essere utilizzata a nostro avviso solo fino alla somministrazione volontaria del vaccino».


«Il rientro in classe, previsto per il 7 gennaio, in regioni di fascia rossa e con il più alto indice di contagiosità, con un rapporto posti letto/pazienti covid, inadeguato, acuisce il problema, prolungando le chiusure. Arginare i focolai che partono dalle scuole, con una immediata campagna di vaccinazione – concludono - è dovere di ogni Stato civile e democratico».


La sociologa Saraceno dal canto suo ha in un intervento affermato che «questa sottovalutazione dei costi per i più giovani può condurre anche a scelte miopi sulle priorità nella vaccinazione anti-Covid 19. Per evitare che le/gli adolescenti e giovani spargano il contagio sarebbe più efficiente vaccinarli per primi, dopo gli operatori sanitari, insieme ai loro insegnanti».


«Dato che hanno una mobilità e socialità mediamente maggiore dei vecchi – ha spiegato la studiosa – si raggiungerebbe prima l’immunità di gregge che non dando priorità ai ‘grandi anziani’ come me, che tutto sommato possono continuare a proteggersi ancora per un po’, mentre potrebbero riprendere a frequentare in sicurezza i nipoti».

Giornalista
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