Vaccino anti-Covid, all'ospedale di Locri somministrate circa 100 dosi

All'attacco il sindacato Fsi, che con una lettera a commissari Asp e prefetto denuncia «inefficienze e gestione clientelare» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Ilario  Balì
7 gennaio 2021
11:02

Anche all’ospedale di Locri è partita la campagna vaccinale anti-Covid agli operatori sanitari. Nel corso di due sedute, iniziate martedì scorso, sono state somministrate circa 100 dosi su un totale di circa 550 dipendenti in servizio nella struttura di contrada Verga. L’obiettivo è garantire una sicurezza immediata a medici e infermieri che operano nei reparti e, di conseguenza, ai pazienti che con loro entrano in contatto. Tra i primi a sottoporsi al vaccino il responsabile del reparto di Ginecologia Pino Macrì.


Intanto il sindacato Fsi, con una lettera inviata alla commissione straordinaria dell’Asp reggina e al Prefetto Massimo Mariani denuncia, a proposito dei vaccini somministrati a Locri, «inefficienze e gestione clientelare». «Ci preoccupa l’improvvisazione con cui si è dato avvio ad una campagna di vaccinazione di tale importanza e a tale riguardo sentiamo il dovere di denunciare le gravi inefficienze organizzative emerse in ordine alle modalità e ai criteri utilizzati per effettuare queste prime somministrazioni in assenza di una seria programmazione» riporta una nota del segretario territoriale Emanuela Barbuto e del responsabile aziendale Antonio Taccone.

Secondo il sindacato si sarebbe lasciata «la gestione e l’organizzazione ad un infermiere, già dirigente sindacale che, dalle testimonianze di numerosi operatori sanitari presenti, ha approfittato del ruolo di “organizzatore” che gli è stato conferito per garantire una “corsia privilegiata” agli amici ed iscritti a quel sindacato i quali, hanno ricevuto le prime dosi del vaccino a dispetto del personale non appartenente al “cerchio magico” che dopo aver inutilmente atteso è stato invitato a ripresentarsi nei giorni successivi perché le dosi erano terminate».

«Il vaccino è un atto responsabile – rimarcano Barbuto e Taccone - che non può e non deve essere oggetto di propaganda o proselitismo pertanto riteniamo grave e inaccettabile un uso strumentale e clientelare da parte di chi con inqualificabile comportamento ne approfitta per trarne un vantaggio».

Giornalista
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