Vaccino Covid in Calabria, mondo della scuola dimenticato: «Non sappiamo tempi né modi»

VIDEO | La riapertura in presenza e la diffusione del contagio destano preoccupazione e i sindacati accusano: «Non ci hanno mai convocati per parlare della vaccinazione». Intanto le varianti non lasciano tranquilli gli operatori sanitari già immunizzati

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di Agostino Pantano
11 febbraio 2021
21:53

Nessun incontro ad hoc e il tema della vaccinazione nel mondo della scuola calabrese non è stato neanche sfiorato nelle riunioni che di recente si sono susseguite intorno al ritorno degli studenti tra i banchi. Niente di niente. È unanime la denuncia dei sindacati, rispetto ad un Piano vaccinale che prevede che personale docente e non docente dovrebbe essere vaccinato dopo gli over 80. «Spesso saltano i protocolli normali sul contenimento – afferma Domenico Denaro, segretario regionale della Flc Cgil – figurarsi se le Asp o la Regione hanno chiaro come mettere in sicurezza attraverso la vaccinazione».

Non c’è chiarezza sulle dosi disponibili, la Calabria rimane al penultimo posto per numero di vaccinati e tutto slitta a data da destinarsi. «Era previsto marzo o aprile – argomenta Raffaele Vitale, segretario regionale dei dirigenti scolastici della Cisl – ma è impossibile azzardare date ormai. Ciò che noi diciamo è che la vaccinazione nelle scuole va fatta in tempi utili con la necessità di fronteggiare il fenomeno di un virus tornato a circolare negli istituti». Denaro e Vitale parlano mentre sono in quarantena, proprio a dimostrazione del fatto che la riapertura in presenza delle lezioni sta causando parecchie preoccupazioni.


«Stiamo parlando di almeno 100.000 calabresi – conclude Vitale – che se vaccinati salvano quel che resta dell’anno scolastico e impediscono i proliferare all’esterno dei contagi». L’argomento vaccini a scuola diventa un dato impressionante, in una campagna nella quale da Roma a Catanzaro si è voluto considerare “influencer” – testimonial che sensibilizzano a favore dei vaccini di massa – solo gli operatori sanitari. «Ho ricevuto la seconda dose – racconta Loredana Pilegi, medico dell’Asp di Vibo Valentia – e sono più tranquilla per me e per i pazienti con cui vengo a contatto, ma ritengo che la mascherina vada portata comunque viste le varianti del virus, la sua capacità di mutare e quindi resistere ai vaccini tutto in uso».

Giornalista
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