Ancora due atti intimidatori sui quali hanno avviato le indagini i carabinieri dopo la denuncia dei titolari delle attività ubicate in via Dante Alighieri
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Ancora messaggi minatori a Vibo Valentia. Due distinti manoscritti, recanti esplicite minacce finalizzate alla richiesta di una “mazzetta”, sono stati infatti fatti ritrovare dinanzi alle porte di ingresso di due centri scommesse ubicati nella centralissima via Dante Alighieri. Si tratta delle agenzie di scommesse Intralot ed Eurobet. I biglietti minatori, contenenti minacce e chiari riferimenti a un’estorsione, sono stati ritrovati dai titolari dei centri scommesse che hanno sporto denuncia ai carabinieri della locale Compagnia che ha avviato le indagini. Non si arresta, dunque, l’escalation criminale che ha investito Vibo Valentia negli ultimi giorni, coincidenti con il ritorno in libertà di numerosi esponenti di primo piano dei clan condannati nel maxiprocesso Rinascita Scott ma scarcerati per decorrenza dei termini massimi di carcerazione preventiva. Le condanne nei loro confronti non sono infatti ancora definitive e la Cassazione ha di recente annullato con rinvio per un nuovo processo di secondo grado e la conseguente rideterminazione delle pene dopo l’esclusione di una specifica aggravante nel reato di associazione mafiosa. Altro manoscritto minatorio era stato fatto ritrovare nei giorni scorsi sul parabrezza dell’auto del costruttore Francesco Patania, alias “Cicciobello”, anche lui imputato nel maxiprocesso ma uscito assolto in primo e secondo grado nonostante la richiesta di pena a 19 anni di reclusione. Una bottiglia con liquido infiammabile è stata invece fatta ritrovare dinanzi all’ingresso della macelleria Chiarello nel quartiere Affaccio della città, mentre il fuoco è stato appiccato ai danni di tre auto a Vena di Jonadi (di cui una di proprietà del titolare di una pasticceria sempre a Vibo e l’altra di proprietà della titolare di una farmacia) e del cantiere allestito alla scuola Buccarelli per la realizzazione della mensa scolastica. Episodi distinti ma che sembrano legati da un’unica regia criminale finalizzata ad imporre il pagamento di “mazzette” per garantire la “tranquillità” ai destinatari delle richieste estorsive. Una pratica, quella delle estorsioni a Vibo Valentia, che costituisce da sempre una delle principali fonti di guadagno per i clan perché, come ricordava un rapporto della polizia giudiziaria redatto già nei primi anni ’80, “avere il controllo della città di Vibo non costituisce per i clan solo una forma di prestigio criminale, ma rappresenta soprattutto una facile fonte di arricchimento”. Tanti anni sono passati da allora e diversi sono stati i mutamenti criminali a Vibo, con la sostanziale “spartizione” della città tra tre clan sino alla maxioperazione Rinascita Scott e il successivo sopravvento di un solo clan dopo la retata che ha portato alla sbarra capi e picciotti della ‘ndrangheta locale.


