Vibo, 50 tonnellate di umido finiscono in discarica tra l'indifferenziata

Con un tratto di penna l’amministrazione Costa ha declassato i rifiuti organici che non si riusciva a smaltire a causa dell’emergenza causata dal sequestro del sito che dove erano stoccati

di Redazione
18 gennaio 2019
15:04
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L’area di stoccaggio sequestrata
L’area di stoccaggio sequestrata

Un’ordinanza “anomala”. In cui subito salta all’occhio una stranezza: il declassamento (d’ufficio) di circa 50 tonnellate di rifiuti che da “organico” diventano “indifferenziata”.
È quella firmata dal sindaco di Vibo Elio Costa che, di fronte alla necessità di liberarsi di circa 35 tonnellate di rifiuti (più 15 tonnellate già oggetto di sequestro da parte della Polizia municipale) classificati come “organico”, come per magia li declassa d’ufficio per consentirne lo smaltimento nell’impianto Daneco di San Pietro Lametino, avendo il Comune già esaurito la quota settimanale delle 10 tonnellate di “umido”.
Una procedura che per tecnici di settore sarebbe appunto anomala. I rifiuti in questione, frutto del conferimento dell’umido da parte dei cittadini nell’ambito del servizio di raccolta differenziata gestito dalla Dusty, sarebbero quelli che stazionano da giorni nel sito di stoccaggio temporaneo dell’area industriale di Portosalvo (ne parlammo QUI ad agosto, sollevando per la prima volta il caso), là dove nei giorni scorsi si è recata anche la Polizia municipale che, dopo aver riscontrato delle irregolarità, vi ha apposto i sigilli.

 

Dunque diventa impellente, per “scongiurare gravi conseguenze negative all’igiene e alla salute pubblica”, liberarsene. E al più presto. Ma come fare se la città ha già esaurito la quota di organico conferibile all’impianto di trattamento?
Di fronte all’emergenza scaturita dal blitz della Municipale, la soluzione è presto trovata dagli uffici comunali e il sindaco appone la sua firma all’ordinanza n. 1 del 17 gennaio che, come per magia declassa tali rifiuti dal codice “Cer 20.01.08” (Rifiuti biodegradabili di cucine e mense) al codice “Cer 20.03.01” (Rifiuti urbani non differenziati), quindi da “organico” a “indifferenziata”. Scrivendo a chiare lettere (nell'atto inviato per conoscenza a Provincia, Regione, Prefettura e ministero dell'Ambiente e a quello della Salute): “Considerato che i pericoli che la situazione potrebbe comportare possono essere scongiurati soltanto con il declassamento dei predetti rifiuti organici […] in quanto soltanto attraverso tale declassamento potrà procedersi al conferimento presso la Daneco Impianti Srl”.
Un tratto di penna (magica) e 50 tonnellate di umido, separate all’origine dei cittadini e destinate a diventare compost o prodotti per l’agricoltura, finiscono dritti a marcire in discarica. Con buona pace dei cultori della raccolta differenziata che, nonostante le disfunzioni del sistema, i colli di bottiglia della raccolta, gli escamotage di ditta e Comune, sono riusciti a portare la percentuale oltre il 50 per cento.

 

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